non sono perfetta

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Qualche giorno fa, mentre faticavo nel corso di pilates a mantenere l’equilibrio con i piedi incrociati e contemporaneamente toccarmi la punta dei piedi, mi si avvicina l’insegnante (che è stata anche insegnante di artistica di Lucia) e spiegandomi come fare per non cadere per terra mi dice che io non sono proprio elastica e flessibile e aggiunge che ho passato questo gene poco nobile a mia figlia. A parte che per me me, mi dispiace più che altro per lei, Lucia, che passa 13 ore in palestra a settimana a combattere la genetica, in una lotta impari che non sarà mai vinta definitivamente.

Ho molta stima per l’insegnante di pilates, che mi ha detto qualcosa che in fondo sapevo già. Però diciamo che sentirtela dire mentre fatichi, e in fondo sei anche un po’ orgogliosa dei tuoi piccoli risultati, ti fa sentire una formica di fronte a una montagna che non riuscirai mai a scalare. E allora ho bisogno di un’iniezione di fiducia e autostima e di dirmi che, in fondo, mi vado bene come sono.

Mi vado bene come sono anche quando esco di casa il sabato mattina senza essermi truccata e senza aver minimamente curato il mio aspetto. Non importa se non sono come quelle donne perfette che sembrano uscite da una boutique quando accompagnano il figlio a scuola, sui tacchi e con un’abbronzatura degna dei Caraibi. Preferisco poter sfidare Diego in una gara di corsa nel cortile di scuola e perdere sempre solo per un soffio o insegnare a Lucia che va bene prendersi cura di sé, ma ciò di cui bisogna prendersi cura non è solo il corpo, ma anche la mente e il cuore.

Mi vado bene come sono quando dimentico di firmare il diario dei ragazzi alla mattina o quando porto loro per merenda cracker e merendine, anziché panini e torte fatte a mano. Perché stare dietro a tre scuole che richiedono materiali e danno appuntamenti per recite e lezioni aperte non è facile e rischia di diventare totalizzante. Preferisco occuparmi di loro e interessarmi alla loro vita, ma anche avere una vita mia da raccontare, altrimenti non avranno qualcuno da cui poter imparare la passione e il rigore verso i propri impegni. Ma solo l’annullamento dentro la vita di un altro.

Mi vado bene quando sbaglio nel mio lavoro e mi arrabbio e ci rimango male. Perché se sbaglio, mi arrabbio e ci rimango male vuol dire che ci ho provato, veramente e non tanto per fare e forse la prossima volta non sbaglierò. Chi cade sempre in piedi, chi trova sempre una scappatoia per dimostrare che la responsabilità di un errore non era sua, uscirà da ogni esperienza identico a com’era quando l’ha iniziata. E non potrà migliorare.

Non sono perfetta e sicuramente non sono elastica e flessibile, ma potrei essere molto peggio.

n.b. quella nella foto è Lucia, poco flessibile come me, ma sicuramente più allenata.

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saremmo persone peggiori

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– Mercoledì c’è la riunione di scuola elementare di Lucia e la prima lezione di nuoto nella nuova piscina per Diego. Tu ci sei? –

– Non lo so. –

Silenzio in auto.

– Certo che se avessimo fatto un figlio unico, adesso avrebbe 11 anni, starebbe da solo a casa, si gestirebbe le sue cose e noi non avremmo almeno 3 impegni contemporaneamente –

Così, in ritardo di circa 9 anni e mezzo, mio marito ha i ripensamenti. Non si tratta proprio di ripensamenti sui minorenni che abitano in casa nostra, diciamo che è più ansia per la vita da inseguire e per questo multitasking spinto. Che se finché sono piccoli ti sembra che uscire dall’universo dei pannolini e delle pappe ti renderà un uomo o una donna libera, in realtà non ti rendi conto che poi arriveranno le riunioni degli sport, delle scuole, degli scout, di tutte le attività che i pargoli faranno.

Ieri sera, ci ritroviamo alle 20, dopo la riunione di basket a cui sono andata con Jacopo e il recupero di Lucia a ginnastica e Diego dai nonni.

– Ho ripensato alla tua idea tardiva di avere un solo figlio –

– Sarebbe stato meglio vero? –

– Saremmo stati degli incredibili rompi scatole. Avremmo iniziato a chiedere che allenamento finisca mezz’ora prima, che sia il mercoledì anziché il venerdì perché per noi sarebbe meglio, che 3 volte a settimana sono troppe perché poi come fanno a studiare i ragazzi? Che abbiamo anche delle cose di famiglia da gestire, che le partite di domenica dovrebbero essere evitate –

In sostanza avremmo preteso che la realtà ruotasse intorno alle nostre esigenze, senza pensare che un allenamento in una palestra deve incastrarsi con tutti gli altri corsi che occupano quella palestra. Avremmo creduto che il nostro principino fatto a mano 11 anni fa non potesse essere in grado di adattarsi ai ritmi degli altri e di diventare autonomo e responsabile, anche di gestire i tempi di scuola, studio e sport.

Quando usciremo dal tunnel delle riunioni multiple, dei diari da firmare, dei saggi e delle feste di fine anno tutti coincidenti, dei campionati sportivi e della attività scout, saremo persone migliori. Più miti e disponibili col mondo, perché abbiamo passato una vita ad allenarci agli incastri e agli equilibrismi.