novità?

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“Quando l’acqua tocca il culo si impara a nuotare” mi ha insegnato mia nonna. Per dire che poi, quando ti trovi nella situazione contingente, troverai un modo per cavartela e non lasciarti travolgere dagli eventi.

E come la borsa di Mary Poppins si riempie di oggetti improbabili, ma tutti assolutamente indispensabili, così la vita della nostra famiglia si gonfia e cambia forma per lasciare spazio all’imprevisto. A volte bello, a volte brutto, a volte normale. Ma quasi sempre accolto a testa bassa e con caparbietà da tutti e 5.

Oggi è stata la giornata delle novità, tutte quasi già inglobate nella routine.

La macchina nuova, ritirata stamattina, e messa alla prova da carichi e scarichi di figli, ingressi millimetrici nei parcheggi e accompagnamenti multipli. Ha il cambio automatico, innovazione a cui pensavo di essere meno pronta di quanto mi sia poi dimostrata, anche se mi ritrovo con due arti praticamente inutilizzati, la gamba sinistra e la mano destra, che si ritrova appoggiata sul cambio senza in realtà alcuna utilità.

Il corso di inglese e la prima lezione di orchestra per Jacopo, che trasformano il mercoledì pomeriggio (da adesso a metà giugno) in uno slalom di impegni, in cui oggi casualmente non si era ricordato di incastrare i compiti per domani. Ma passare una sera a lavorare fino a prima di cena è educativo per un dodicenne troppo concentrato su tutti gli aspetti sociali e culturali della sua vita e un po’ meno su quelli meramente scolastici.

L’apparecchio mobile appena ritirato, che Lucia dovrà mettere per adesso solo di notte per abituarsi. A mandare giù la saliva, a parlare, a dormire, a levarlo e a continuare la vita di tutti i giorni. E poi tra 15 giorni il tempo di prova sarà finito e il sorriso della mia ragazza sarà sempre con qualcosa di metallico in mezzo. Ma sarà lì che lei dimostrerà di essere un vero fiore d’acciaio, capace di abituarsi a ogni cosa.

E poi c’è la centrifuga della lavatrice in cui periodicamente piombiamo, per eventi inaspettati e difficili da mandar giù che capitano intorno a noi, in cerchi più o meno vicini al nostro. Eventi che ci tengono col fiato sospeso, ci scompigliano e ci parlano nei sogni, ci fanno riscoprire ogni giorno di più quanto sia solida la nostra famiglia.

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solo la donna che sono

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Oggi ho camminato, ma non da sola.

Ho camminato con Valeria e la sua voglia di farcela, il suo ottimismo oltre ogni limite, il suo continuare a progettare: incontri con gli amici, vita insieme, strade che si intersecano. Ho camminato con la sua stanchezza, la sua fatica e la sua assenza prima di salutarci. Ho camminato con il suo amore che ha diffuso a piene mani su di noi in un Natale triste e pieno di amicizia.

Ho camminato con Enrica e la sua testardaggine, i suoi consigli che ha continuato a darmi, il suo coraggio di fare un percorso per accettare la sua malattia e la sua vita, così com’era, con pregi e difetti. Ho camminato con la sua fatica, che cercava di nascondere a noi che capitavamo ogni tanto, che telefonavamo per sapere come stava, che riversava su chi le era più vicino, senza riuscire a contenerla.

Ho camminato con il papà di Manuela, ripensando a un viaggio verso casa sua, perché sua figlia arrivasse in tempo per tenergli la mano. Ho camminato con la mamma di Mariella, quella che secondo suo nipote “mangiava i bambini”, quella che ha preparato la merenda per mio figlio e lo ha accolto a casa sua. Ho camminato col nonno dottore di Nicola, con la cognata di Irene che le ha affidato i suoi bambini, il bene più prezioso, il futuro e la speranza. Ho camminato con troppe mamme e papà dei miei amici che se ne sono andati quando ancora tanto avevano da dare, quando ancora chi è rimasto aveva bisogno di loro.

Ho camminato con Vera, che affronta la vita giorno per giorno, accettando prove che metterebbero a terra chiunque. E invece lei continua, a camminare e a voler bene agli altri. Ho camminato con mio suocero, che ancora una volta mi sta insegnando la tenacia, l’ottimismo, l’arroganza positiva di chi è convinto che finché potrà lottare, avrà vinto lui.

Oggi ho camminato per sostenere la ricerca contro il cancro e sono stata solo la donna che sono, just the woman I am. Debole e forte come tutte, vulnerabile e inossidabile come tutte, piena di voglia di vivere come tutte. Quelle che ci sono state e quelle che lottano adesso, le vincitrici di domani.

 

camminate tenendomi per mano

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– Mamma tu facevi atletica? –

– Si –

– Anche io voglio fare atletica poi –

– Ma tu fai ginnastica artistica, quando smetterai di farla? – chiede Jacopo.

– Forse il prossimo anno –

– Perché? –

– Perché… non so come spiegarti … non sono tanto portata –

– Perché altre tue compagne riescono meglio di te? –

– Si –

– Guarda che anche io a inizio anno ero meno forte dei miei compagni di basket, ma poi mi sono allenato con loro e ho imparato cose nuove – interviene Jacopo.

– Mamma devo farti una domanda un po’ particolare –

– Dimmi Jacopo –

– Ma tu in qualche momento, hai avuto paura quando nonno è stato male? –

– Si –

– Quando? –

– All’inizio, fino a Natale. E tu? –

– Io prima. Quando quel mercoledì me lo hai detto davanti a scuola sono crollato. E ho avuto paura tutta la settimana, poi è venuto a pranzo da noi e allora mi sono tranquillizzato –

– Anche io avevo paura per nonno – interviene Diego.

– E poi mamma, quando il nonno era ricoverato da un po’ io ero arrabbiato perché mi avevate detto che stava tre mesi e quando i tre mesi erano passati e non usciva io mi arrabbiavo, anche se sapevo che non serviva a nulla –

– Ti capisco Jacopo, anche io mi arrabbio a volte anche se non serve a niente –

– Però poi nonno è tornato a pranzo il sabato con noi a casa sua – aggiunge Diego.

Ci sono cose che riesci a raccontarti solo dopo 7 mesi, mentre cammini uno di fianco all’altro nel bosco, con i nonni che ti aspettano a casa per pranzo. Ci sono cose che fanno bene a chi le dice e fanno bene a chi le sente. Ci sono cose che dopo che le hai dette diventano meno grandi, fanno meno paura.

Ci sono persone con cui non c’è fretta a dirsi cosa si prova, cosa si pensa, cosa si vive. Possiamo aspettare, perché tra 7 mesi saremo ancora insieme, in un bosco camminando o in macchina andando verso allenamento.

Ci sono persone che nonostante la loro giovane età sanno darti forza e stimoli e coraggio per andare avanti, anche quando l’orizzonte sembra confuso e incerto.

Grazie ragazzi per avermi dato forza, stimoli, coraggio e ottimismo. Adesso l’orizzonte è più definito e voi continuate a camminare tenendomi per mano, per non farmi inciampare, per non farmi indugiare quando sono stanca.