la vache qui rit

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In Francia c’è una marca di formaggini che compravamo sempre per le gite e che io lasciavo alle mie amiche perché non mi piacevano. La vache qui rit si chiama e sulla confezione c’è la tipica mucca felice e sorridente.

Nel nostro viaggio estivo abbiamo attraversato il paese da nord a sud, vedendo campi infiniti con le balle di fieno, boschetti, pale eoliche, centrali nucleari, passi sulle Alpi marittime, fiumi pieni di gente che fa il bagno e kayak, gorges e discese sul mare. E in mezzo la fattoria che amo da anni e di cui si sono innamorati anche i miei figli. E la vache non può che ridere in quel mondo in cui può avere uno stagno in cui bagnarsi se fa caldo, un prato in cui riposarsi o camminare con la calma che solo i bovini sanno avere. E ridono anche le galline che hanno un’aia in cui razzolare senza confini, la libertà di scegliere dove covare le proprie uova, in una vecchia carrozzina oppure di fianco alla gabbia dei conigli. E ride il cane, che dorme fuori di casa e non conosce collare, ma ha bambini con cui giocare, biciclette da inseguire, una famiglia che si preoccupa di non lasciarlo solo tutto il giorno.

Nella Francia che conosco io, quella con la fattoria della mia adolescenza, ridono le mucche, i cani, i gatti, le galline e i conigli. Ridono tutti, perché li c’è spazio e rispetto per ogni essere vivente.

Mentre vado via da lì, mi rendo conto che anche io rido, anche se pensavo che avrei pianto. Ma la nostalgia di qualcosa di bello fa sorridere, non piangere.

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in viaggio verso casa

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Oggi abbiamo attraversato la Francia: siamo entrati in un tunnel in Italia e quando siamo usciti eravamo oltre confine.

Ognuno durante il viaggio ha giocato a “trova le differenze”. Diego ha notato che i segnalatori di direzione in autostrada sono verdi anziché gialli. Lucia si è cimentata in un breve corso di lingua “Tu ci dici una frase mamma e noi proviamo a ripeterla”, l’impegno è stato notevole, i risultati migliorabili. Jacopo ha fatto video al paesaggio che scorre oltre i finestrini e ha fotografato cartelli con scritto “Paris”.

Io ho visto campi arati, trattori che procedono in una nuvola di polvere, balle di fieno  sulle curve morbide delle colline. E mucche, ovunque, bianche, a macchie, marroni, da sole o in gruppo, in piedi o sdraiate all’ombra degli alberi. Ho visto strade senza strisce per terra, arrotolarsi lungo le colline e sparire dietro la curva.

È proprio vero che viaggiare è fare un percorso dentro se stessi: e io sono pronta ad affrontare le curve delle mie esperienze, le salite di ciò che mi manca, la solitudine dei miei ricordi, la pace del ritrovarsi. Sono tornata a casa, Francia, possiamo ricominciare a viaggiare insieme. Fuori e dentro.