che uomini conosco

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Conosco uomini che hanno dato una sberla alla propria moglie, mentre stavano discutendo di qualcosa. E poi magari, il momento dopo, con me sono stati gentili e disponibili.

Conosco uomini che fanno apprezzamenti pesanti sulle donne che hanno intorno, che magari indugiano troppo a passare una mano sulla spalla e sul collo di quelle stesse donne.

Conosco uomini che hanno detto a colleghe incinte che non potevano andare da un cliente, perché erano impresentabili. E hanno sminuito e svalutato di fronte a quegli stessi clienti il ruolo e il valore delle donne che lavoravano con loro.

Conosco uomini che quando parlano delle loro mogli dicono che quando sono nati i figli sono restate a casa da lavoro, per seguire la prole, per crescerli. Come se i figli fossero solo loro, delle madri.

Conoscevo donne che non hanno capito in tempo cosa sarebbe successo, che forse hanno provato a reagire. Che hanno lasciato dei figli, senza una madre, con un padre assassino.

Son tutti lì, nella mia vita quotidiana, indistinguibili dagli altri o quasi. Giustificabili nelle loro reazioni, fastidiosi a volte, ma raramente isolati dagli altri. Dalle donne e dagli altri uomini. Quelli che tutti i giorni rispettano le donne che hanno di fronte, che le apprezzano per ciò che di diverso hanno rispetto a loro: maggior empatia, capacità di relazionarsi con gli altri, flessibilità e disponibilità al sacrificio, resistenza e tenacia, emotività.

La violenza verso le donne è dietro l’angolo e davanti ai nostri occhi, dietro la porta di casa e nel negozio di quartiere, sui pullman e negli uffici, fuori da scuola e negli spalti dei campetti di quartiere. Siamo noi che non la vogliamo vedere, siamo noi che siamo talmente abituati a giustificarla che fingiamo di non capire che diventerà pericolosa. Perché offenderà, umilierà, toglierà speranza e possibilità a una donna. E anche se non arriverà ad ammazzarla o a sfigurarla con l’acido o a lasciarle i lividi e le ossa rotte resterà sempre violenza. Quotidiana, culturale, apparentemente invincibile.

ps. la fotografia è della mia amica Erika, che lavora al Gruppo Abele

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dopo la tristezza, l’educazione

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Questa mattina a colazione ho spiegato ai bambini che oggi è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

– Ci sono delle persone, soprattutto uomini, che fanno del male alle donne perché credono che loro siano più deboli –

– Io sono forte – dice Lucia mostrando i muscoli delle braccia.

– Certo, tu sei forte. È soprattutto sei forte nella tua testa e nel tuo cuore. Ma nella nostra cultura e nelle culture di tanti altri paesi le donne sono viste come persone più deboli, che non possono decidere da sole cosa fare, cosa pensare, come vestirsi, che lavoro fare. Voi fortunatamente non vedete nessun uomo che tratti male una donna: papà mi tratta bene, il nonno tratta bene la nonna –

– Zio tratta bene zia. Però il papà di A. con la sua mamma? – chiede Lucia.

– No Luci, loro sono separati perché non andavano d’accordo e magari si sono detti anche delle brutte cose. Ma non è la stessa cosa. Si può litigare, ma non si deve mai dimenticare che la persona davanti a te merita rispetto e vale quanto te –

– Capito –

– Tu Lucia devi ricordarti che nessun può dirti cosa devi fare, cosa devi pensare, come ti devi vestire. Nessuno può farti fare qualcosa che non vuoi. E tu Jacopo devi ricordarti che devi trattare bene le donne, che non vuol dire comprare fiori o regali, aprire la porta per farle passare. Ma rispettarle, perché sono come te –

6 mesi fa, una maestra della scuola materna dei miei figli è stata ammazzata dal proprio compagno. Dopo lo shock deve arrivare l’impegno. Dopo la paura, il coraggio. Dopo la tristezza, l’educazione.