i diritti dei bambini

Standard

I bambini hanno diritto di arrivare in orario: a scuola, ai loro allenamenti sportivi, alle feste di compleanno, agli appuntamenti della loro vita. Perché quello che fanno è importante e l’attenzione che noi genitori mettiamo nell’accompagnarli nei tempi giusti dà loro la dimensione del valore del loro impegno.

I bambini hanno diritto di sbagliare e di avere qualcuno che li corregge: perché senza errori non si cresce e, senza qualcuno che gli dice che hanno sbagliato, crederanno di essere infallibili e saranno frustrati quando non otterranno i risultati voluti.

I bambini hanno diritto di avere dei confini: nelle loro possibilità di azione e movimento, nella loro autonomia, nella realizzazione dei loro desideri. Perché sono i confini che danno sicurezza e un territorio conosciuto in cui mettere alla prova le proprie capacità e sono quegli stessi confini che fanno nascere il desiderio di superarli, di scoprire il mondo fuori, di cambiare la forma del recinto perché sia adatti alla forma del proprio essere.

I bambini hanno diritto di mettersi alla prova, di fare cose difficili, di rischiare: altrimenti crederanno di non potercela mai fare, di saper camminare solo perché c’è la mano della mamma che li tiene, di non essere all’altezza delle loro ambizioni.

I bambini hanno diritto di avere altri punti di riferimento che non siano i genitori: perché il mondo è così grande che non lo esploreranno mai tutto se devono sempre stare attaccati alle nostre gambe, perché a volte serve un altro parere diverso dal nostro, perché anche noi siamo fallibili.

I bambini hanno diritto di avere i loro gusti e di manifestarli: nel vestire, nel leggere, nello sport e nelle attività artistiche, nei giochi. Non è attraverso di loro che realizziamo quello che non siamo riusciti a fare nella nostra vita. Non sono dei nostri cloni, ma persone diverse da noi, con un pensiero autonomo e talenti personali.

I bambini hanno diritto di fare i bambini, perché hanno intorno degli adulti che hanno il dovere di fare gli adulti:  che danno il giusto valore ai loro impegni, dalla scuola allo sport, alle loro relazioni sociali; che gli fanno notare i loro errori e si siedono lì a fianco per stimolarli a trovare il modo di correggerli; che mettono loro dei limiti e dei vincoli e li richiamano a rispettarli, negoziando con loro i cambiamenti quando sono necessari; che li lasciano liberi di provare anche quando pensano che forse non ce la faranno, che li spingono ad assumersi il rischio di fare cose nuove; che lavorano in rete con gli altri adulti e non si sentono sminuiti nel loro ruolo o fanno a gara quando condividono la responsabilità di educarli con insegnanti, allenatori, amici, familiari; che non li plasmano a immagine e somiglianza di quello che piace a loro o di quello che a loro sarebbe piaciuto essere.

I bambini hanno diritto di essere oggi quello che sono, per poter diventare le persone migliori che potranno essere domani.

Annunci

diritto alla propria voce

Standard

Oggi ho chiesto ai ragazzi di fare un disegno o scrivere qualcosa pensando ai diritti dei bambini e dei ragazzi. Ci sono dei diritti che conosco bene, ma troppo spesso dimentico.

Il diritto di litigare: quando i miei figli si attaccano l’un l’altro e gridano e si trattano male li riprendo, li sgrido, minaccio castighi. E invece dovrei ricordarmi le mie litigate con mia sorella e con la mia amica, colorite e chiassose. Quelle in cui imparavamo a riprenderci i nostri spazi e le nostre cose, in cui trovavamo modi fantasiosi di esprimere la rabbia (ho minacciato la mia amica di farle comparire il triangolo delle bermuda sotto i piedi, ne vado ancora particolarmente orgogliosa), in cui mettevamo in atto colpi bassi e strategie (mia sorella mi tirava i capelli, che avevo lunghi, io le davo i pugni in pancia perché non lasciavano segni e lei soffriva di mal di pancia spesso). Forse non erano momenti edificanti, ma sicuramente erano costruttivi: di una relazione che comunque dopo continuava, di una personalità che scopriva anche il brutto che aveva dentro, di una capacità di osservare l’altro e impararne i punti deboli, che prima o poi avremmo imparato a proteggere e non a usarli per ferire.

Il diritto di andar lenti: me ne dimentico tutte le mattine quando li rimprovero per tutto il percorso da casa a scuola perché perdono tempo camminando, perché stanno tre passi dietro di me, perché di tanto in tanto corrono per raggiungermi. Nessuno ci sta inseguendo, non arriveremo in ritardo a scuola (perché la sindrome da Bianconiglio non mi abbandona mai) e ho imparato, su altre strade e con altri compagni, che il passo si fa su quello del più debole. E che il bello della strada è guardare il paesaggio intorno e parlare col tuo vicino, non solo arrivare.

Il diritto di essere assaliti dalla stupidera: è quella ridarella irrefrenabile, che non ricordi più come è nata, ma che quando parte invade ogni cosa, quella che in Mary Poppins fa salire leggeri fino al soffitto. È quel cuore leggero che ti permette di vedere il lato divertente in ogni cosa, quella volontà di stare allegri e insieme, perché la risata di uno chiamerà quella dell’altro in una valanga di sciocchezze. E quando vengono assaliti dalla stupidera, sono insieme, uniti, indissolubili. Ecco dovrei pensare a questo anziché infastidirmi per la confusione che fanno, perché diventano ciechi e sordi a qualsiasi altra cosa succeda intorno. Dovrei dimenticare il “contegno” e salire con loro fino al soffitto, col cuore leggero e la mente libera. Per essere insieme, uniti e indissolubili.

Oggi è la giornata dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Noi adulti dovremmo ricordarci di chiedere a loro quali sono i diritti che vorrebbero vedere riconosciuti e tutelati, quali sono i loro bisogni e le loro ambizioni. Perché se è vero che quasi tutti i bambini che abbiamo vicino hanno una casa, dei vestiti, vanno a scuola e fanno sport, è altrettanto vero che questi stessi bambini troppo spesso non hanno qualcuno che gli chieda “ma tu cosa vuoi? di cosa hai bisogno?”. Non ci rivolgiamo a loro come a soggetti con una dignità e così cresciamo ragazzi che non sanno cosa rispondere e non hanno le parole per esprimere ciò di cui hanno bisogno. Ma questo non vuol dire che non abbiano esigenze e richieste. Vuol dire che non gli abbiamo riconosciuto il primo diritto indispensabile per essere protagonisti della loro vita: avere la propria voce.

ps. nella foto il diritto più importante per Jacopo