sogni di spazio

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Vorrei cercare gli orari dei treni, per Napoli ad esempio, perché ieri ho visto una fiction ambientata lì e mi è venuta voglia di tornarci. O dei voli per Praga, Vienna o Budapest, tutti posti  che ancora non ho visto e che vorrei visitare. O per Gerusalemme o Marrakech, immaginando di avere addirittura una settimana di tempo per visitarle, altrimenti non vale la pena. Oppure mi basterebbe cercare un ristorante per la cena e un film da vedere prima o dopo. Ma non lo faccio, perché ho senso della realtà, perché alla fine ci resto male quando mi rendo conto che i miei sogni di evasione si fermano sempre al portone di casa, sullo zerbino consumato su cui ogni giorno trascino i piedi.

Più che sogni di evasione sono sogni di spazio: per me, per quello di cui ho bisogno, per un po’ di aria nuova, per qualche centimetro quadrato di spazio insaturo in cui far nascere pensieri e progetti, per un po’ di irresponsabilità e di solitudine. Spazio senza obblighi, senza cene da preparare, borse degli sport, compiti da controllare, diari da firmare e matite a cui fare la punta. Spazio senza i racconti della giornata degli altri, senza gli incastri quotidiani di impegni non miei. Spazio per rileggere un racconto e cambiarlo, per passeggiare nella neve, per recuperare una lezione in palestra senza pensare quando questo crei meno problemi al precario equilibrio in cui ci muoviamo quotidianamente.

Continuo a chiuderli in un cassetto questi sogni, sperando che ci stiano. Che il rischio vero non è che si espandano a dismisura fino a far esplodere la cassettiera, ma che diventino polvere, qualcosa di impalpabile, praticamente non presente. E un giorno mi dimentichi di averli fatti.

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vicini e lontani

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Quello che mi piace dei social network è la capacità di scremare nei miei rapporti, ricostruendo fili che sembravano interrotti per mille motivi: vite diverse, città, stati, emisferi diversi.

E invece vedere la foto di Barbara di una luna piena mi fa pensare che in fondo vediamo la stessa luna, che lei sia in Germania o in Israele. Leggere che Francesca è tornata a Melbourne, partendo da Milano, passando per l’Australia e poi per Parigi, mi fa ripensare che la nostra amicizia è nata in un paesino della Valle d’Aosta, tra cartelloni, pennarelli, sacchi a pelo e patate da sbucciare. I post di Francesco mi fanno incontrare di nuovo il compagno dell’università ironico e brillante, divertente e dissacrante, mi fanno ritrovare quell’intimità di pensieri che negli incontri reali che avvengono nel cortile della scuola elementare o materna, non ha il tempo di riaffiorare. Non è vero che i social network sostituiscono le relazioni reali con relazioni virtuali. O almeno non è vero per tutti. Perché se hai la bussola per muoverti nel mondo reale, puoi sempre usare quella bussola per il mondo virtuale, per una piazza in cui la distanza di tempo o di spazio, si annulla, si semplifica, lasciando spazio alla relazione, depurando l’incontro di tutto ciò che potrebbe renderlo difficile, se non impossibile.

E allora possiamo vedere le nostre vite che vanno avanti, arricchirci reciprocamente con i nostri pensieri, con link ad articoli o contenuti che ci hanno incuriosito, cambiato, colpito. E’ un modo diverso di starsi vicini, ma è sempre vicinanza. Che sa trovare altri strumenti e altri spazi per realizzare il “qui” e l’ “adesso”.

“Buona giornata”, mi dice Francesca salutandomi sulla chat di FB. “Anche a te” rispondo io. “Quasi notte” mi fa notare lei. Ah già, è pur sempre a Melbourne.