avanti c’è posto

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Quando la mente è quasi sgombra di pensieri, quando puoi lasciare spazio libero senza sentirti in colpa per aver lasciato indietro qualcosa, quando i pensieri sono normali e non pieni di ansie e di dubbi, allora anche il corpo può seguire un ritmo intenso.
Quando sei sereno, almeno per due giorni consecutivi, e il telefono che suona non ti fa presagire alcuna sventura, in 48 ore possono starci davvero mille cose.

Un lavoro ad incastro, in cui devo concentrarmi per capire e scrivere, per parlare di salami anziché di autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico. E quando riesco a mettermi in cucina, con la musica nelle orecchie per isolarmi dal resto della famiglia che intanto fa i compiti o gioca, riscopro che scrivere, che sia di prosciutti o di cilindrate di auto, è davvero una cosa bellissima, che mi lascia piena anziché svuotata.

Una corsa in un pomeriggio perfetto, quasi primaverile, con un cielo talmente azzurro che sembra colorato col pennarello. Una passeggiata di ritorno verso casa senza la fretta di arrivare perché il sudore mi si sta congelando sulla schiena. La consapevolezza che sono fatta per stare all’aperto, che respirare il vento e il sole, vedere le foglie e sentire il rumore dei miei passi sulla terra mi mette pace e serenità.

Una festa tutta home made per Lucia, preparando la pizza con le sue amiche, ballando sulla musica di just dance con delle 10enni che mi chiamano quando è il mio turno. Pensare che troppe femmine tutte insieme non sono tanto in grado di sopportarle, ma che organizzare una festa per la mia ragazza è importante, perché sono convinta che questi momenti saranno parte dei suoi ricordi quando sarà grande. Perché io ricordo le mie di feste, mia mamma che accoglieva i miei compagni, le foto fatte con mia sorella e le mie amiche, i bernoccoli in testa dopo aver battuto contro lo spigolo o per terra.

Quando la mente è sgombra, quando il cuore si concede un po’ di leggerezza, il corpo lo segue e riesce a fare salti mortali senza affaticarsi. E la settimana, forse, può iniziare col piede giusto.

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vorrei, ma non sono

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Vorrei essere la mamma che si intenerisce di fronte al terzo figlio che al quinto giorno dell’ultimo anno di asilo si appiccica come una cozza alla sua schiena perché non vuole andare a scuola. Vorrei avere l’istinto di trattarlo con dolcezza e dirgli che soffro anche io, ma sono costretta a lasciarlo. E invece non ci riesco perché so di non essere costretta a lasciarlo e sono felice di farlo, visto che lì starà bene e ha bisogno di indipendenza.

Vorrei essere la mamma che non si accorge (o finge di non accorgersene) se il proprio figlio di 11 anni si tuffa sul divano col cugino per recuperare una pallina, spostandolo coi suoi oltre 40 kg e le sue spalle che diventano sempre più grosse. Ma non ci riesco, perché ho l’idea che ci debba essere un equilibrio e che i tuffi e la lotta e i salti si possano fare ai giardini (posto in cui può rotolarsi per terra nella polvere e tuffarsi per parare un pallone ogni volta che vuole), non in casa.

Vorrei essere capace di chiacchiere leggere e senza prospettive ai giardini, davanti a scuola, dalla panettiera, sui social network. Quei posti in cui tutti possiamo essere insegnanti, pediatri, politici, esperti di immigrazione e di diritto internazionale, medici oncologi, dietisti. E invece di fronte alla vicina di panchina che sostiene con forza che se mangi una bistecca tutti i giorni, certo che ti viene il cancro, ho voglia di addentare una fiorentina da 2 kg. Ho almeno condire anche l’insalata con l’olio di palma.

Vorrei essere così, perché sono convinta che vivrei più leggera, mi arrabbierei di meno e probabilmente risulterei più simpatica. E invece sono così: pesante, in conflitto, antipatica. Perché qualcuno deve essere cattivo, altrimenti i buoni come si distinguono dagli altri?

non ho mai conosciuto nessuno

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Lucia ha la capacità di viaggiare a una certa distanza da terra. Sfiora il mondo, a volte leggera come il polline, senza lasciare traccia, altre volte pesante come un uragano, travolgendo tutto ciò che si trova intorno.

La realtà che la circonda non è cosa che la riguarda e spesso si muove come il personaggio di un cartone animato che vedevo quando ero piccola, Mister Magoo. L’attempato signore molto miope faceva una vita normale, correndo rischi mirabolanti senza neanche rendersene conto. E tutti i pericoli a cui andava incontro si dissolvevano (o si risolvevano) magicamente di fronte alla sua naturalezza, all’animo puro con cui camminava sulla sua strada. L’animo di chi neanche si accorge che ciò che lo circonda può influire sulla sua vita.

Lucia è così: viaggia su un altro binario, a volte incontra il mondo, ma spesso non se ne accorge. Con la serenità di chi va per la propria strada con naturalezza, come se non ce ne fosse un’altra da percorrere. E nella sua passeggiata a balzi leggeri sul mondo gli ostacoli si dissolvono, le sfortune scompaiono, i contrattempi si annullano schiacciati dalla forza dirompente di questa ragazza di 8 anni. Quasi sempre.

Questa mattina andando a scuola, lungo la solita strada fatta almeno 2 volte al giorno da 2 anni, Lucia teneva per mano suo fratello piccolo e chiacchierava. Ero 3 passi davanti a loro che chiacchieravo con la nonna e quando li ho visti molto vicini a un palo, uno da un lato e l’altro dall’altro ho pensato che facessero il solito giochino: uno passa a sinistra, l’altro a destra e le mani intrecciate si ritrovano in mezzo. E invece Diego è passato a destra e Lucia ha centrato il palo, con la spalla, con l’orecchio, con la faccia.

E io sono scoppiata a ridere, perché non ho mai conosciuto nessuno che, veramente, camminando vada a sbattere contro un palo. Adesso lo conosco e posso dire con orgoglio che è mia figlia!