vecchio e nuovo sotto l’albero

Standard

Oggi 8 dicembre a casa nostra si fa l’albero di Natale o meglio, si fa l’albero e si mettono pezzi sparsi in giro che facciano capire che siamo pronti per Natale.

Ci sono teorie diverse, approcci all’addobbo che nei passati 14 anni (perché son già 14 gli anni che Flavio e io condividiamo gli addobbi natalizi) hanno imparato a convivere e a trovare strade nuove (anche se a me i festoni sull’albero continuano a non piacere). Ci sono i grandi classici e le new entry e fare l’albero di Natale diventa un viaggio nelle nostre vite.

C’è la pallina di nonna Bruna, una scatolina vecchia impacchettata con una carta rosa e un nastrino argentato. C’è l’angioletto di pannolenci dell’albero di casa mia, quando ero piccola, e il funghetto rosso e dorato.

Ci sono gli addobbi finlandesi e russi del viaggio di nozze, quelli che in fondo mio marito ha comprato un po’ contro voglia, ma non puoi andare a inizio novembre a Helsinki e non comprare la stella da mettere come punta.

C’è una sacra famiglia intagliata in un disco di legno comprata a Parigi, nell’ultimo viaggio prima di avere dei figli. L’ultima volta che siamo stati a Parigi, una vita fa, troppo tempo fa. Bisogna rimediare.

Ci sono i biglietti di auguri di oltre 20 anni di scuola di Jacopo, Lucia e Diego, le loro palline con le foto che hanno decorato per anni l’albero del nido Mafalda, l’albero più bello che abbia mai visto, coi sorrisi di tutti i bambini, le educatrici e gli operatori.

E poi ci sono le novità.

Per il primo anno Flavio ha un aiutante per fare il presepe, Diego. Il resto della famiglia l’ha sempre ignorato, al massimo ha aggiunto un gormito della terra man mano che passavano i giorni.

Per il primo anno Jacopo non ha fatto l’albero con noi, perché è stato invitato a giocare a D&D da un amico. Ha avuto un secondo di esitazione se accettare o meno l’invito e ha resistito ai sensi di colpa che suo fratello piccolo cercava di fargli venire.

Natale può arrivare, noi siamo pronti (o quasi).

 

Annunci

abeti e addobbi natalizi a 40 gradi all’ombra

Standard

Da sempre, da quando ricordo una tv in casa luglio è il mese delle repliche dei telefilm. Puoi rivedere passate edizioni di qualsiasi cosa sia andata in onda durante l’anno (o gli anni passati): da Geo&Geo a Heidi, da E.R. a una fiction a caso di Rai Uno.

I telefilm per adolescenti cretini che ormai in casa nostra si guardano (e che cerchiamo di razionare per evitare di avere una figlia di 8 anni che si atteggia a sciacquetta americana 15enne) non fanno eccezione e rivisti una seconda volta aumentano il livello di idiozia oltre misura.

Ma quello che non mi spiego è perché con le migliaia di puntate a disposizione chi si occupa dei palinsesti tv debba sempre scegliere quelle di Natale. Mentre boccheggi al sesto giorno di caldo tropicale a Torino, di quelli che quando al mattino esci in balcone l’umidità ti si attacca addosso tipo un cappottino, di quelli che i tuoi figli maschi, che hanno un talento naturale per il sudore in testa, hanno sempre l’effetto bagnato naturale sui capelli, ti siedi sul divano e cosa vedi? I Big Time Rush che tagliano il tacchino e spacchettano regali di Natale, Heidi che non riesce a raggiungere la casa del nonno perché una tempesta si è abbattuta sui monti e le caprette sono sepolte dalla neve (che sembra latte di nuvola), i Fantagenitori che vivono 365 giorni all’anno il 25 dicembre.

Davvero non mi spiego questa scelta, se sia per farci sentire meno il caldo in un’identificazione con gli infreddoliti personaggi dei cartoni, se sia perché non sappiamo mai stare nell’oggi e adesso vorremmo che fosse inverno, mentre d’inverno sogniamo i 30 gradi. Se sia che vogliamo essere sempre avanti, o sempre indietro.

non chiedo nulla a babbo natale

Standard

Ho scritto 25 giorni fa il mio calendario dell’avvento. E devo aver sbagliato qualcosa perché nelle mie bustine non ho trovato quello che avrei voluto, ma altro. Preoccupazione, fatica, stanchezza, inquietudine e senso di impotenza. Però come ogni medaglia ha il suo rovescio, ogni bustina aveva una tasca segreta, un doppio fondo dove si sono nascosti altri doni.
Dove c’era la preoccupazione ho trovato l’entusiasmo dei miei ragazzi, contagioso e incoraggiante.
Dove c’era la fatica ho trovato le orecchie di tanti amici e della mia famiglia allargata che mi ha ascoltato, incoraggiato, sostenuto.
Dove c’era la stanchezza ho trovato l’efficienza di mio marito, che ha inventato cene, pranzi, in una gestione logistica degna di un campo di lavoro, ma che da sicurezza e riordina anche i miei pensieri.
Dove c’era l’inquietudine ho trovato il senso della realtà trasmesso da medici, infermieri e operatori che hanno accompagnato con sensibilità e fermezza un percorso di consapevolezza che è solo all’inizio e che ci porterà a cambiare aspettative.
Dove c’era il senso di impotenza ho trovato le mani di mia sorella da stringere, per tenersi insieme, per affrontare i giorni no, per decidere la direzione della strada da prendere.
Non chiedo nulla a Babbo Natale, ho ricevuto tanto nel corso degli anni.