WonderLuci

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Si è svegliata alle 6 del mattino. Ha bevuto il suo the con due biscotti mangiati a secco, giusto perché ormai ha capito che mangiare qualcosa a colazione è un obbligo. Si è messa il body, la tuta della società, ha preso il suo zaino ed è uscita di casa.

In macchina non ha detto una parola o quasi, giusto quelle indispensabili e secondo lei credo che si contino sulle dita di una mano. Ha affrontato un trampolino, delle parallele e la magnesite che le è finita negli occhi, una trave scivolosa e una musica per il corpo libero che non partiva. Ha pianto per gli errori e gioito per i successi inaspettati.

Poi è tornata in spogliatoio e prima che potessi raggiungerla, aveva già l’uniforme scout, la camicia abbottonata e cercava le calze che nel frattempo aveva perso. Ha messo le calze di un’altra bambina, senza battere ciglio, si è infilata il fazzolettone al collo, ha provato a mettersi il cappellino, ma aveva le codine e non ci stava. È risalita in macchina e finalmente ha parlato:

– Posso mangiare? –

Ha aggredito il sacchetto dei taralli, ha detto due parole parlando in vivavoce con suo papà e nel frattempo siamo arrivati agli scout. Ha raggiunto il branco, mi ha salutato velocemente ed è corsa a giocare. È tornata stasera, felice e serena, come se fosse stata tutto il giorno sul divano a poltrire. E adesso finalmente è a letto.

Perché anche per WonderLuci le giornate finiscono. Anche per chi passa senza soluzione di continuità dalla gara di ginnastica artistica all’attività scout al bagno nella vasca con suo fratello, prima o poi arriva il momento di andare a letto. E seria com’è in ogni cosa che fa, rigorosa e serena come solo chi è ben strutturato dentro può essere nelle mille attività fuori, adesso dorme pacifica. In pace con se stessa, per aver dato il meglio in questa giornata intensa. In pace con il mondo intorno, per aver sparso entusiasmo ed energia, ottimismo e buona volontà.

Dormi ragazza, perché domani avrai di nuovo una missione speciale da compiere. Contagiare il mondo con la tua voglia di vivere.

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periodo di grazia

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Ci sono i periodi in cui nulla gli va bene. Puoi proporre mille attività e si annoieranno mortalmente, puoi preparare pranzi, cene, merende da gourmet e saranno inappetenti, puoi essere disponibile ad ascoltare ogni loro racconto e caverai dalla loro bocca solo mezze frasi, fondamentalmente lamentele. Ci sono i periodi in cui i figli hanno perennemente la luna storta e sembra che a metterli al mondo, tu e l’altro scriteriato, abbiate fatto loro un torto.

E poi ci sono i periodi in cui sembra che tutto gli sorrida e ogni evento possa essere letto attraverso lenti rosa shocking. La settimana piena di impegni, tra rientri di strumento e coro, allenamenti, partite di basket, interrogazioni e feste di compleanno scivola liscia, affrontata da un 11enne molto sociale che non batte ciglio.

Il passaggio da un gruppo all’altro degli scout, i 5 allenamenti settimanali di ginnastica artistica, le interrogazioni e verifiche di tutte le materie sono niente in confronto all’energia risolutrice di ogni problema di una ragazza di 8 anni, che entra a scuola cantando “Pim Pam, le scarpe pim pam di notte fan sul sentiero di pietro grosse…”.

La promessa del cambio di corsia in piscina (per passare al corso di nuoto e abbandonare per sempre l’acquaticità), l’arrivo della nuova maestra, l’inizio tanto atteso delle attività scout sono tutti motivi per cui festeggiare, attendere il giorno dopo, essere allegri e felici.

Non credo sia merito degli eventi se i miei figli sono così entusiasti della vita in questo periodo. Le stesse cose li avrebbero fatti piombare nel malumore, nella scortesia, nell’irascibilità solo qualche settimana fa. E non è che sia un momento così rosa e fiori per tutta la famiglia, tra cure mediche faticose e badanti che entrano a far parte della nostra routine. Razionalmente non mi spiego questo periodo di grazia. Ma la accolgo, in silenzio, per paura di rompere l’incantesimo. E spero che il loro entusiasmo sia contagioso e mi possa ammalare anche io.

piccoli (e grandi) polemici crescono

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E’ iniziata una lotta senza quartiere in casa. I duellanti si conoscono, si assomigliano e per questo possono prevedere reciprocamente le mosse dell’altro con un certo anticipo. Ma questa conoscenza determina anche la capacità di colpire (e di conseguenza ferire) nel segno con una certa maestria e una certa crudele goduria nel vedere il risultato raggiunto.

Questa guerra tra simili lascia perplessi, stanchi, sfibrati e sconfitti. Perché quando si combatte contro uno specchio poi mica si festeggia nel vedere l’altro a terra, perché in fin dei conti vedi sempre te stesso o qualcuno che ti assomiglia molto. Sta mettendo alla prova la capacità di inventarsi nuove strategie che stupiscano l’avversario, che lo lascino senza parole e senza risorse. Obbliga a mettere in campo doti creative impensate, tentativi di mediazione che si scontrano con la tendenza naturale al rigore e alla rigidità, pazienza infinita e speranza oltre ogni limite.

– Come è andata l’uscita scout Jacopo? –

– Bene, però non abbiamo cambiato nessun capo, sempre gli stessi. E poi l’ultimo anno è incapace, … –

Armata di scudo ed elmo, combatto contro la vena polemica di mio figlio grande, che prende il sopravvento e parla al posto suo, zittendo l’altra sua voce entusiasta, gioiosa, serena. Soffro della stessa malattia, ospito dentro di me lo stesso mostro, raggiungo gli stessi eccessi in alcuni momenti e mi rendo conto di quanto questo rovini le mie giornate, senza influire minimamente sulla realtà circostante.

Cerco strategie, suggerimenti, consigli. O almeno dei tappi per le orecchie.