(l)a parità

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A parità di tempo a disposizione un uomo farà le cose che in quel lasso di tempo ci stanno: fare la spesa per la sopravvivenza della famiglia nelle prossime 48 ore, andare a prendere i figli agli sport, leggersi il giornale seduto sul divano. Una donna farà le cose che in quel lasso di tempo ci stanno e una decina in più: fare la spesa, comprando anche gli affettati per la gita del piccolo e l’uscita scout che sarà tra tre giorni, andare a prendere i figli a scuola e nel frattempo chiamare l’amica che non si sente da tempo, sentire la nonna per capire chi domani porta la figlia di mezzo a ginnastica, preparare la cena e mettere già la tovaglia sul tavolo, così quando torna dovrà solo lanciare piatti, bicchieri e posate in ordine più o meno casuale, ritirare la biancheria stesa e far partire un’altra lavatrice.

A parità di stress lavorativo un uomo cercherà qualcuno a cui delegare e soprattutto scaricare la responsabilità (“l’ho detto a te” “si, ma mi stavo lavando i denti in bagno” “non importa, io te l’ho detto dovevi ricordartelo anche tu”), smetterà di parlare con chiunque e si isolerà dal mondo, in un comportamento autistico degno di Rain Man. Una donna penserà che in fondo le ore di sonno sono un lusso che non si può tanto permettere e inizierà a pensare di poter lavorare al mattino presto per arrivare a lavoro con le mail già scritte e i resoconti delle riunioni fatte; cercherà di collaborare coi colleghi per trovare insieme una soluzione e quando non si troverà (la soluzione) dirà che comunque era una sua responsabilità e doveva occuparsene lei, cercherà di mantenere un atteggiamento sociale degno di questo nome, saluterà al mattino con dissimulato ottimismo, cercherà di motivare la squadra.

A parità di assenze un uomo penserà che sia giusto prendersi i propri spazi e si godrà i momenti di solitudine e black out dal mondo. Una donna penserà che sia giusto prendersi i propri spazi e si godrà i momenti di solitudine e black out dal mondo, ma metterà in conto di accompagnare il figlio piccolo alle prossime 10 feste di compleanno al centro commerciale, manderà messaggi al figlio grande per sapere come è andata la lezione di pianoforte, si occuperà di ricordare alla figlia di mezzo di portare il materiale che serve a scuola (e che ha già lasciato pronto sul tavolo).

A parità di domanda “ti piace cucinare?” un uomo risponderà che è molto bravo a cucinare il pesce o le ricette etniche, che conosce i segreti del lievito madre e i calli del contadino del mercato da cui una volta al mese compra verdure rigorosamente biologiche e a km 0,0000. Una donna dirà che si, cucina tutte le sere, cercando di far tornare l’equivalenza tra tempo impiegato, soddisfazione di tutti i commensali (mediamente più minorenni che maggiorenni) e salubrità del pasto. Del contadino del mercato conosce la posizione del banco, i giorni in cui c’è e quelli in cui non c’è e i prezzi. E a volte non lo frequenta perché la sua insalata sarà pure biologica, ma ci vogliono 2 giorni per lavarla e le buste pronte del supermercato si acquistano anche all’ultimo secondo.

La parità è qualcosa che, a parità di intenzioni, a volte noi donne non riusciamo a concederci.

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suddivisione dei ruoli

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C’era il tempo in cui le faccende domestiche venivano suddivise in maniera precisa, funzionale ai ritmi di entrambi, dettate da un’abitudine e una maggior competenza nella gestione che rendeva tutto a suo modo equilibrato. Si, è vero, ricalcavano un po’ la divisione dei ruoli tradizionale: la donna si occupa dei figli, del pediatra, del taglio dei capelli, dei pasti, delle cose che riguardano la scuola, … e l’uomo si occupa della banca, dell’assicurazione, delle utenze domestiche, dei lavori di manutenzione, dei mezzi di trasporto della famiglia.

In questa divisione dei compiti eravamo felici e alla pari, tutto sommato, salvo qualche recriminazione saltuaria (“l’assicurazione della tua macchina era da pagare, lo sapevi tu?”, “non lo sapevo, ma tu sai quando deve fare il prossimo vaccino Diego?”).

Se c’è un’altra cosa che l’home working trasforma è questo equilibrio, che rende tutto fluido nella sua seppur faticosa gestione. Rende la giornata e la vita tutto sommato rassicurante e prevedibile. Invece quando le ore passate in casa di uno dei due soggetti adulti sono molte di più di quelle dell’altro, le regole cambiano, si trasformano e si complicano.

Nella fattispecie, i miei compiti sono aumentati, aggiungendo cose grandi e cose piccole. Incontro il perito della macchina per l’incidente avuto due settimane fa, contatto l’assicurazione con scarsi risultati. E tra le piccole, porto nei bidoni in strada l’immondizia differenziata (ma prima di definirla piccola bisognerebbe vedere quanto sono grandi i nostri sacchi di plastica, vetro e carta), cerco di riparare la maniglia della porta del balcone che si è rotta, sento amici e conoscenti per trovare un carrozziere.

Non è che non mi piaccia la parità di genere, non è che voglia essere l’angelo del focolare o la mamma chioccia col grembiule ricamato sempre legato in vita, ma so che più fai e più dovresti fare, che le eccezioni diventano presto abitudini e prassi consolidate. E so anche che la maniglia della porta del balcone rotta non sono capace di aggiustarla.