quel gene dominante

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I miei figli si vergognano di me, qualche volta. Si vergognano alla manifestazione del primo maggio quando non riesco a stare zitta e manifesto il mio disappunto verso chi sta sfilando e si è dimenticato che ha lasciato indietro la base, quella da cui dovrebbe prendere ispirazione, quella a cui dovrebbe rispondere. Si vergognano di me quando litigo con l’automobilista che non ci ha dato la precedenza sulle strisce pedonali o che passa col semaforo rosso incurante di noi pedoni. Si vergognano quando voglio parlare con gli allenatori di basket per manifestare la nostra solidarietà alla società e alla famiglia dei ragazzi che non possono essere convocati alle partite perché non sono cittadini italiani.

Non è che me lo dicano esplicitamente, ma mi accorgo che si tirano un po’ indietro, che il loro sguardo si fa incerto, che trovano motivi per cui la lettera scritta alla federazione pallacanestro non possono portarla loro ad allenamento per farla firmare agli altri genitori. Mi accorgo che il mio modo di affrontare le cose che reputo ingiuste li imbarazza e vorrei riuscire a dire loro qualcosa di importante.

Vorrei dirvi che questo è il mio modo e forse a volte penso che debba essere anche il vostro, l’unico possibile. E questo non è giusto, perché ciascuno ha la propria natura e i linguaggi che sente più affini e spontanei. Ma vorrei che non rinunciaste a dire la vostra opinione, a denunciare le ingiustizie, a far sentire la vostra voce. Trovate il tono giusto, gli strumenti che sapete maneggiare meglio, i tempi che ritenete più opportuni, ma prendete posizione, schieratevi e siate partigiani: scegliete i vostri valori, quello che secondo voi è giusto e quello che è sbagliato e sostenetelo con atti espliciti, con la vostra vita quotidiana e non solo. Denunciate quello che va contro i valori che per voi sono importanti, dite l’ingiustizia che vedete, sostenete quello in cui credete anche se non siete direttamente coinvolti.

Perché non basta essere buoni cittadini, bisogna essere cittadini attivi e responsabili, che si prendono cura del bene comune sostenendo ciò che è giusto ed è vero. Quello che succede davanti ai vostri occhi è qualcosa che vi riguarda, di cui siete testimoni. Se assistete a un’ingiustizia, non denunciarla non vorrà dire farvi gli affari vostri, ma vi renderà complici. E non importa se parlando non risolverete l’ingiustizia: dimostrerete solidarietà a chi la sta subendo e sarete fedeli a voi stessi, alla vostra dignità, e questo è il valore più importante di cui spero il vostro codice genetico porti una traccia indelebile. Spero che la passione e il bisogno istintivo di prendere posizione sia un gene dominante, qualcosa che col tempo troverete il modo di far emergere nella vostra vita.

Io continuerò a litigare con chi non si ferma sulle strisce pedonali o parcheggia in doppia fila, continuerò a manifestare la mia insoddisfazione verso chi ha smesso di rappresentarmi nella vita politica, continuerò a scrivere lettere alla fip o al sindaco, aspettando fiduciosa una risposta, ad alzare la mano nelle vostre assemblee di classe per dire cosa ne penso della polemica sulle scelte degli insegnanti. Voi non giratevi dall’altra parte, perché se non facessi queste cose non riuscirei a guardarmi allo specchio, sentirei di aver tradito me stessa e non sarei più io, la vostra mamma.

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