per quel pezzo di cromosoma in meno

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La mia amica Patrizia me lo aveva detto “i maschi hanno il cromosoma Y e sai con cosa sostituiscono quel pezzo di cromosoma in meno rispetto alle femmine ? Con un pallone. Dagli una palla e li fai felici”. E la realtà conferma la sua teoria.
Due figli maschi su due hanno giocato a prendere a calci una palla appena hanno conquistato la posizione eretta, coinvolgendo nel gioco tutti, dai nonni propri a quelli degli amici dei giardinetti, all’amica di famiglia praticamente cieca (che Jacopo al mare metteva in porta).
Nonostante un padre per nulla calciofilo, Jacopo guarda con grande concentrazione le partite della lega pro o quelle dei mondiali dell’86 in tv e Diego esce da scuola canticchiando una canzone degli Statuto dedicata a Pulici “ci vorresti tu, vero goleador che non sbaglia mai…campione segna per noi…”.
E così questa sera mi sono trovata a leggere l’albo calciatori stagione 1975-1976 edizione L’Unità (gentilmente regalato dalla nonna bis che voleva liberarsi delle tonnellate di carta lasciate in eredità dal nonno bis) con Diego, che riconosce le squadre dal colore della maglia e mi ricorda che Crozza è della Sampdoria.
– Mi leggi tutte le partite mamma? –
E vabbè, leggiamole. Non è colpa sua. È per colpa di quel pezzo di cromosoma in meno. E poi, comunque, quel campionato l’ha vinto il Torino.

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amore senza fine

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L’amore è nato ai tempi del liceo, quando studiavo il programma a memoria e mi mettevo pazientemente in coda con un’amica per entrare nella sala in cui avrebbe parlato il cantante o lo scrittore del mio cuore.
Poi ho trascinato il fidanzato dei 16 anni (ed era una vera prova d’amore il suo venire con me li) e da quel giorno anche per lui è iniziato un rapporto che mi risulta continui tutt’ora.
Ci sono stati gli anni in cui andavo la domenica pomeriggio, dopo l’attività lunga, ancora in uniforme scout, lavandomi le mani e la faccia nei bagni, dopo i giochi al parco coi bambini.
Ci sono stati gli appuntamenti la sera, dopo lavoro, quando andare insieme a Flavio il venerdì voleva dire iniziare il weekend.
E poi le visite coi figli, qualcuno a piedi e qualcuno in passeggino, a fare i turni per uscire dallo spazio bambini e vedere anche altro, a leggere libri mille volte e far la coda per avere la foto con Geronimo Stilton, seduti per terra a mangiare la pizza o il panino.
Quest’anno ho il lusso della visita doppia: in solitaria e in cinque.
Il Salone del libro di Torino è un posto magico per me, dove passeggiare, sfogliare libri attirata da una copertina, da un titolo, dalla vicinanza con un libro che ho amato oppure odiato.
È una passeggiata nella mia anima, piena di fiducia nel mondo: perché finché ci sono libri da leggere, vuol dire che ci sono universi ancora pieni di possibilità da esplorare.