crescere è un percorso

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Ci sono strade lineari, che tagliano montagne e superano precipizi con la tenacia delle gallerie e l’equilibrismo dei viadotti. Che vanno dritte al punto, dirette e inesorabili, percorsi brevi e indolori, tutti un po’ anonimi e uguali a loro stessi. Ti portano velocemente a destinazione, senza entrare in relazione con ciò che attraversano.

E poi ci sono i percorsi, che di fronte alle montagne insegnano il passo misurato e lento dei sentieri in salita, che davanti a burroni e pietraie che sembrano un mare sotto di te impongono un cammino a zig zag, tagliando la discesa con calma e gesti ripetitivi. Ci sono i percorsi che richiedono tempo e pazienza, direzioni che sembrano portarci lontano dalla nostra meta. Quelli che richiedono fiducia, in noi stessi ma anche in qualcosa di più.

Crescere non è una strada, è un percorso. Che passa per azioni, scelte, conseguenze varie e a volte strane, incomprensibili. Guardo i miei figli e vedo che diventare grandi passa per un kebab insieme a tuo cugino, tu e lui, in un ristorante semi vuoto, seduti giusto il tempo di mangiare e di farsi fare la tessera fedeltà dal proprietario. Passa per i compiti non fatti perché hai lasciato il libro a scuola e la preoccupazione nell’andare in classe e confessare la cosa alla maestra; ci sarebbero stati altri modi per fare quei compiti, ma sarebbero state delle strade che non avrebbero lasciato tracce. Invece il percorso che fa passare per la rabbia, l’ingegnarsi a cercare il tempo di recuperare, il coraggio di far leggere alla maestra l’avviso lasciato sul diario, l’orgoglio di averli recuperati prima del previsto e portarli a scuola fatti il giorno dopo lascia delle tracce e una consapevolezza a cui potrai attingere per cose ben più importanti dei compiti di italiano. Passa per il coraggio di salire per la prima volta su un pullman da solo, a 12 anni, andarsi a comprare il biglietto (“mi sono sentito proprio grande”), ricordarsi la fermata e scendere. Passa per la capacità di dormire in camera senza i tuoi fratelli e non volere la luce accesa, entrare in classe senza salutare la mamma, andare via con gli scout e gestire le proprie cose, farsi la doccia da soli e scoprire, da un giorno all’altro, che le lettere messe una di fianco all’altra sono parole e che quelle parole si possono leggere. Crescere passa per un biglietto con su scritto il nome del tuo fidanzato nascosto nel diario e nelle scuse inventate per dire che non era vero quando qualcuno lo legge per errore, che non l’hai scritto tu. Crescere passa per una bacheca piena di fogli, una medaglia e un biglietto che fa coraggio.

Crescere e far crescere è un percorso, mai banale e scontato. Mai noioso, faticoso spesso. Indispensabile sempre.

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famiglia allargata, stretta in un abbraccio

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“La vita ci ha messo al mondo, l’amore ci tiene uniti”

È l’amore per le nostre debolezze, quello che ci fa sorridere degli errori, di chi sente poco e capisce male, di due 70enni che si sentono nonni e si incantano di fronte a una piccola ragazza che non ha ancora due settimane ed è già piena di amore per i prossimi mille giorni.

È l’amore per chi c’è stato e non c’è più, per chi ci ha insegnato a stare insieme, mettendo da parte la propria idea per lasciare il posto a quella degli altri. Di chi non si lasciava fotografare e in vacanza dirigeva un po’ la vita di tutti. Di chi sfuggiva agli auguri per il proprio compleanno, ma festeggiava sempre quelli degli altri e scriveva biglietti che ancora custodiamo nel portafoglio o stretti vicino al cuore.

È l’amore per chi strada facendo è salito su questa carovana, qualcuno sulla strada che ci portava a Maillenat, qualcuno tra un campo scout e l’altro, qualcuno prima di prendere un aereo per la Tunisia o per la Norvegia, qualcuno nelle giornate passate insieme in uno studio. E una volta salito ha capito che non potevamo fare a meno l’uno dell’altro e che insieme alla donna che aveva scelto, aveva preso anche gli altri. Pacchetto completo, full optional.

È l’amore per tutte le difficoltà che ci hanno accompagnato, per le prove difficili superate e che ci hanno lasciato cicatrici. Per le fatiche che hanno segnato il nostro corpo e la nostra mente, per i sogni che avevamo a 16 anni e che sono rimasti lì, lungo una strada bagnata.

È l’amore per la tenacia che ciascuno ha dimostrato, continuando a camminare su una strada non sempre facile, continuando a impegnarsi a stare insieme, accettando le differenze, accogliendo le difficoltà e gli scontri, i consigli non richiesti ma dati col cuore.

È l’amore per tutti i bambini che rallegrano i nostri incontri, sereni e naturali, come quando si è in famiglia. Anche se quella famiglia non la vedi sempre, anche se qualcuno ancora non parla e non cammina.

Ieri sera si è ritrovata la mia famiglia allargata e io mi sono sentita a casa. Comoda come sul divano, stretta come in un abbraccio.

elogio della fatica

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Ci sono cose che fai fatica a fare, ogni volta, anche se sai che ti fanno star bene, anche se sai che sono positive.

E se vinci l’inerzia iniziale, metti in moto la macchina ed esci dal bozzolo di coperte e pigrizia che ti sei creata intorno, inizi a far fatica. Come fatica? non doveva essere facile? dov’è il premio per aver abbandonato il mio stato di torpore? dov’è la ricompensa per la mia enorme prova di volontà?

Ma ormai sei in moto e non puoi tornare indietro, perché perderesti tempo. E andando avanti ti accorgi che se inizi a far fatica andando in bici al pranzo con un’amica, anziché in macchina, scopri una città in cui la primavera sta conquistando spazi di bellezza. In cui una pista ciclabile larga, ben pavimentata, con il simbolo della bici ai semafori si snoda da sud a ovest e costeggia i viali con opere d’arte contemporanea che fanno da casa ai colombi (e d’altronde essendo un igloo e rappresentando per l’artista l’archetipo della casa, è giusto che torni a essere abitato) e un’università piena di persone che poi andranno in giro per il mondo a costruire nuovi progetti.

Se inizi a fare fatica con le tue scarpe da ginnastica e la musica nelle orecchie e continui a correre, scopri un parco di periferia con i conigli che corrono, gli aironi che si fermano a riposarsi sul laghetto, gli scoiattoli che si arrampicano sugli alberi e i germani reali che scappano quando sentono il rumore dei tuoi passi sul ponticello di legno.

Serve far fatica per attraversare i luoghi con la velocità giusta per vedere tutto questo. Serve far fatica per apprezzare il percorso e non solo la meta. Serve far fatica per allenarsi alla resistenza, mentale prima che fisica.