passaggi

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C’è chi ha visto i grandi andare via e sa che adesso tra i grandi ci sarà lei. E non ha neanche una settimana per abituarsi all’idea.

C’è chi è tornato portando lo zaino sulle spalle per una camminata di mezz’ora. Quando chiedo se si è emozionata mi risponde – Sono passata per prima -, ma lo sapevo già che sarebbe andata così.

C’è chi ha condotto con i più grandi il grande urlo – Mamma, ti senti veramente potente quando fai il grande urlo -, e pensa già a quante specialità vuole conquistare quest’anno.

C’è chi ha incontrato la cera di una candela coi propri capelli e non so ancora come l’abbia tolta (io ho offerto le mie doti da parrucchiera, ma non ha gradito).

C’è chi è tornata scontenta e arrabbiata. Proprio per questo l’anno che arriva sarà ancora più importante: per trasformare le condizioni che sembrano avverse in una sfida da vincere.

C’è chi si prepara all’ingresso la prossima settimana e già si immagina come avverrà, entusiasta e sereno come chi inizia una strada già tracciata.

C’è chi da questa notte avrà qualcuno che dorme nella stanza a fianco. E potrà scoprire che non è un’intrusione nella sua vita, ma una risorsa in più per tornare a vivere.

Oggi inizia il nuovo mese e sono iniziate tante cose nuove per la nostra famiglia. Per i più piccoli e per i più vecchi. Sono stati passaggi importanti, voluti o sofferti, cercati o rimandati il più possibile. È un nuovo inizio, un autunno che prepara una primavera ricca di vita.

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ti sei “espanso”

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Abituato alla vita in ambienti con densità abitativa piuttosto elevata tendi a sentire sicuri i posti perché frequentati da persone che conosci. Non ti poni il problema di aver paura della solitudine perché solo non lo sei praticamente mai. Quando vai a lavarti i denti la sera o a fare la pipì il problema è che il bagno sia occupato da qualcuno, non che tu sia l’unico essere umano in un luogo che potrebbe essere frequentato da mostri.

Sei talmente abituato a stare sempre con qualcuno che non hai il tempo per esplorare le tue capacità fino in fondo, per far fiorire i tuoi talenti con un’esplosione di colori e di profumi. Vai a ruota degli altri, più grandi, più competenti, più richiedenti e prepotenti nei loro bisogni. E ti rifugi in comportamenti da piccolo che garantiscono quei 5 minuti di celebrità che, in questa famiglia densamente abitata, sono una meta ambitissima e mai raggiunta.

Mi chiedono se hai sentito la mancanza dei tuoi fratelli in questa settimana di solitudine. Direi di no. Non che non siano nel tuo cuore e nei tuoi pensieri, come spesso sono stati nelle tue parole. Ma da ragazzo che da quando è nato ha imparato subito che lo spazio lasciato libero va occupato immediatamente, in questa settimana ti sei “espanso”: hai scoperto quanto sia bello andare in bici per strada, affrontando salite, discese, strade sterrate e attraversamenti; hai passeggiato in centro e preso la metro; hai mangiato lo street food in riva al fiume, scegliendo tra bretzel e patatine, arancini e panelle; hai visto i film che ti piacciono alla tv da solo sul divano; hai ascoltato la musica sull’mp3 per addormentarti. Hai capito (spero) che non è indispensabile essere il “piccolodicasa” per avere attenzioni, perché stai diventando grande e tra un po’ i panni del “piccolodicasa” diventerebbero una camicia di forza.

Domani tornano i tuoi fratelli, ma ormai tu ti sei allargato e quello spazio non può più prendertelo nessuno, Diego.