mi chiamo mi fido

Standard

– Buongiorno Diego –

– Buongiorno Mi fido –

Ieri sera mio figlio piccolo, in vista della manifestazione del primo maggio, mi ha fatto promettere che non mi sarei arrabbiata e non avrei urlato contro nessuno. E quando gli ho detto che l’avrei fatto, lui mi ha risposto “mi fido”. E mi ha inchiodato alle mie responsabilità.

Verso i miei figli. Se non si smette mai di fare l’insegnante, anche quando si è fuori dalla scuola, non si smette mai di essere un genitore. Anche quando i figli non ci vedono, quando sono lontani, girati di spalle. Perché quando vi volterete e mi guarderete io devo sapere, in coscienza, che quello che avreste visto poco prima non vi avrebbe convinto di qualcosa di sbagliato, non vi avrebbe fatto vergognare, non vi avrebbe deluso. Non vuol dire che non sbaglio, non mi arrabbio, non urlo e non commetto errori. Vuol dire che, come chiedo a voi, cerco di fare sempre del mio meglio, di non voltarmi di fronte alle ingiustizie, di amare prima di tutto il confronto e la democrazia, di sostenere i miei valori con intensità, costanza e forza. Anche quando sono in minoranza, anche quando non sono di moda. Vuol dire che, come chiedo a voi, mi assumo le responsabilità delle mie azioni e delle mie debolezze e provo a lavorarci.

Buon primo maggio, ragazzi miei, manifestare con voi mi riempie sempre di orgoglio, speranza e gioia.

Annunci

mettimi tra i miei simili

Standard

Metti una mattinata in una manifestazione, con fischietti, striscioni, bandiere, slogan da urlare pro e slogan da urlare contro. Amici da incontrare, in un appuntamento fisso annuale spontaneo, perché ai richiami del cuore e della coscienza si risponde senza inviti.

Metti la banda, o meglio le bande, quelle belle e ordinate e quelle un po’ scalcagnate, metti canzoni che sanno di infanzia, di nonni, di nonno.

Metti di scoprire ancora altri segni di un’affinità con nuovi amici, nuove famiglie, nuovi genitori e nuovi bambini che intuivi e che sai troverà spazio per manifestarsi in pieno. Un bambino che non è tuo e che cammina tenendoti per mano, in mezzo alla folla come su un marciapiede quasi deserto.

Metti un pranzo in cui i piccoli sono più dei grandi, che riallaccia storie e racconti, che comprende le chiacchiere per raccontarsi gli ultimi faticosi mesi e pensieri sul mondo del lavoro, sul nostro paese, sull’educazione.

Metti bambini di età diverse che giocano insieme, fratelli che si scambiano, alleanze che si stringono, uno spettacolo di magia e salti sul trampolino, un prato in discesa in cui rotolarsi, tenendosi per i piedi e per le mani, pantaloni sporchi e calzini neri.

Metti tutto questo, mettimi lì e io trovo il mio posto. Mettimi tra i miei simili e sono felice.

Buon primo maggio.