l’involuzione della specie

Standard

Questo è un post incazzato. Con la specie umana e soprattutto la sottospecie che incontro quotidianamente davanti a scuola, dal panettiere, in palestra, sulle chat di whatsapp della classe, quella di cui leggo sui giornali e di cui vedo le gesta in tv.

È un post per dire che se tuo figlio ogni settimana arriva coi compiti scritti male sul diario, metà delle cose fatte a scuola da completare e dimenticando ogni quaderno e libro possibile, a me, a fine gennaio della prima elementare, non frega proprio niente e potresti smetterla di ammorbare le altre 24 famiglie chiedendo sulla chat “come si fa questo esercizio? mi mandate le fotografie del quaderno d’italiano dal giorno 1° novembre? quanti soldi dobbiamo dare per la gita?”. E se alle 16,37 del venerdì pomeriggio chiedi già come si fa un compito le cose sono due, entrambe vere: prima di tutto, non hai niente da fare perché le persone normali alle 16,37 ancora non sono entrate in casa visto che i bambini sono usciti alle 16,30; seconda cosa non posso credere che tu mamma, almeno 30enne e che le scuole dell’obbligo dovresti aver frequentato con successo, abbia realmente provato a trovare la soluzione. Semplicemente hai pensato che sarebbe stato più rapido, efficace e coinvolgente fare la domanda nella chat di classe, “ke se non ci fosse questo gruppo non saprei kome fare! Grazie mamme…” (le k le regalano, evidentemente).

È un post per dire che le macchine ferme in tripla fila di fronte alle palestre frequentate dai ragazzini mi fanno andare in bestia, quasi quanto quelle parcheggiate immancabilmente sulle strisce davanti a scuola o quelle che sostano davanti al nuovo centro scommesse del quartiere (il terzo, per la cronaca). In tutti questi casi vorrei un carro attrezzi o uno spazzaneve per trascinare via le macchine messe dove non dovrebbero stare, senza neanche fare la fatica di chiedere di spostarle. Perché se ti fermi in terza fila, se parcheggi sulle strisce o se frequenti il centro scommesse (e hai un’urgenza tale da non poter neanche cercare un parcheggio ma devi abbandonare l’auto lì dove capita), ti meriti prima lo spazza neve e poi lo sfascia carrozze. E ringrazia che ti avviso e ti do il tempo di scendere dalla macchina prima che il braccio meccanico trasformi il tuo mezzo a quattro ruote in una scatoletta di tonno.

È un post per dire che è sempre successo che nei bagni delle scuole (dalle medie in avanti) ci siano i nomi dei professori accompagnati da parolacce e offese della peggior specie. Ma se i genitori di fronte a un 6 in condotta del proprio figlio, già sospeso e salito agli onori delle cronache per aver venduto illegalmente merendine a scuola ai compagni, lasciano dichiarazioni ai giornali dicendo che con un comportamento così dei professori non ci si può stupire se poi ci sono alunni che fanno stragi nelle scuole non solo abbiamo toccato il fondo, ma sguazziamo nella merda e ci illudiamo di fare i fanghi termali.

Questo è un post inutile, di una persona incredula di fronte a ciò che ha intorno, illusa di poter costruire qualcosa di diverso, imbecille perché pensa che ciò che governa il mondo sia l’evoluzione dell’essere umano. Invece, quello che sarà vincente, sul lungo periodo, sarà l’involuzione della specie: da umano a subumano.

Annunci

ruoli, diritti e doveri (e rabbia che cresce)

Standard

Ci sono cose che mi fanno ribollire, innervosire e fanno crescere il mostro della rabbia dentro di me. Una di queste è l’arroganza, soprattutto quando associata ad un potere, grande o piccolo che sia.

Tempo fa ho scritto una mail di protesta ad una persona e a un partito per denunciare un utilizzo scorretto dei miei dati personali, forniti volontariamente al partito ma utilizzati successivamente da questa persona (che fa parte del partito) per scopi commerciali, senza il mio consenso. E non ho ricevuto risposte di alcun genere, né dal diretto interessato né dal partito. La questione è banale, nulla di importante, ma quello che mi urta è questa sciatteria nei rapporti, questa arroganza che fa si che si pensi non sia necessario dare spiegazioni o ascolto a chi pone una domanda, una critica, un suggerimento.

Credo che nasca da un senso distorto di sé, da un rapporto scorretto con ci che è al di fuori di noi, della nostra pelle, dei nostri occhi, delle nostre orecchie. Nasce dal pensiero che quello che facciamo, il ruolo che rivestiamo generi diritti (e a volte privilegi) e non doveri. Il diritto di prendere delle decisioni, di direi dei si e dei no, di affermare con forza e senza contraddittorio il proprio parere su questioni varie. Il diritto di esercitare il potere di un ruolo, sia quello dell’impiegato dietro lo sportello, del politico o amministratore di turno, dell’insegnante o della preside della scuola, del genitore, che rende impermeabile rispetto al mondo esterno. Dimenticandosi che ogni ruolo è tale perché c’è una contro parte che lo giustifica: il cliente che sta dall’altra parte dello sportello, l’elettore o cittadino che felicemente o meno si trova a vivere nel territorio governato da una parte politica, lo studente che occupa il terzo banco a destra, il figlio che abbiamo messo al mondo e che cerchiamo di educare.

Quando si assume un ruolo, quando si entra in un “vestito” bisognerebbe sentire fortemente il senso del dovere, più che chiedere il decalogo dei diritti: il dovere di spiegare le proprie scelte, di rendere il proprio lavoro comprensibile a chi abbiamo davanti, convinti che l’ignoranza voglia dire non sapere qualcosa e quindi è una condizione condivisa da tutto il genere umano, la necessità di condividere il percorso che ha portato a delle decisioni, l’obbligo di rispondere a chi ci ha posto una questione, a chi ha fatto una domanda o una critica.

Le mancate risposte o quelle di chi si toglie dai problemi richiamando le responsabilità di altri o le condizioni contingenti (il partito che ignora la tua protesta, la preside che ti dice che le tariffe della mensa non sono scelte da lei o l’assessore che si appella alla crisi delle risorse per dirti di non lamentarti se per un mese a scuola materna non arriverà una supplente dell’insegnante di tua figlia) sono la dimostrazione di un scarso valore umano, di una povertà personale che nessun titolo potrà colmare. Di un’inadeguatezza grave e colpevole rispetto al ruolo che si ricopre.