ti regalerei

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A te che questa sera col tuo primo cellulare in mano ti sei sentito veramente grande (e fai bene perché 12 anni sono un’età considerevole) vorrei regalare qualcosa di speciale.

Qualcosa che non finisce se lo usi, anzi si auto rigenera di continuo, come un’abitudine che non ti abbandona. Qualcosa che non sta impacchettato, scivola fuori  appena cerchi di contenerlo e cambia forma quando credevi di averlo soddisfatto.

Ti regalerei dei bisogni che io non possa soddisfare. Anche questo vuol dire crescere: trovarsi con dei vuoti dentro di sé per cui non bastano i consigli o le cure di mamma. Ti regalerei dei dubbi per permettere alla tua intelligenza di percorrere strade nuove, tutte tue, non battute. Strade che io non conosco e in cui non posso precederti e neanche seguirti. Ma solo aspettare che tu decida di farmele vedere attraverso i tuoi racconti e la tua vita. Ti regalerei fatica e insoddisfazione, quelle molle che ci spingono al cambiamento, ci fanno trovare il coraggio di andare oltre. Ti regalerei la sfrontatezza di credere realizzabile ogni progetto, ogni sogno, ogni futuro. Quella superficialità iniziale che ti permette di iniziare un percorso senza pensare a quanto sarà difficile o quanto cambierà strada facendo. 

A te che sei la prima cosa bella della mia vita, regalerei una strada da fare senza di me. Hai spalle forti per portare lo zaino, gambe agili per superare gli ostacoli nel cammino, occhi attenti per vedere il sentiero davanti a te. E un cuore grande e allegro per non camminare mai da solo.

Buon compleanno Jacopo. 

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alcune cose più belle

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Come in ogni Natale ci sono state tante cose belle, ma alcune più belle.

Mio papà seduto a tavola con noi, al suo solito posto, di fianco ai consuoceri. Non è che gli altri siano stati meno importanti, ma ho avuto paura che lui non ci sarebbe stato più nei nostri pranzi di Natale e invece c’è e tutto è più bello di prima.

Il tifo e le indicazioni urlate al nonno cieco, per aiutarlo a pescare una caramella nella macchinetta come quella delle giostre. Suggerisco una nuova specialità delle Paralimpiadi per la prossima edizione.

La gioia dei nonni nel dare a Jacopo il regalo che chiede da un paio d’anni e che finalmente i suoi genitori bacchettoni hanno concesso. Lui lo sapeva già che quel regalo sarebbe arrivato, non perché avesse particolare fiducia in noi, ma perché il nonno non ha saputo mantenere il segreto. E i regali più belli, quelli desiderati più a lungo, è giusto che li facciano i nonni.

Parlare con mia suocera con calma, di contrasti e difficoltà tra le persone. Parlare, non solo di logistica e di organizzazione familiare, ma di come stiamo, di sensazioni, di pensieri.

Mia nonna a casa mia fino quasi a cena, col suo sorriso e i suoi occhi sempre più piccoli, le sue frasi estemporanee e la consegna dell’unico regalo che ha scelto lei: un profumo per mia cognata. Perché è così che si fanno i regali, non a tutti indiscriminatamente, ma a qualcuno a cui abbiamo pensato.

Diego che gioca coi nonni a un gioco di società e fa le parti di tutti, Lucia, Anna e Matteo che giocano tutti insieme, senza mai litigare e lamentarsi.

Le telefonate importanti, quella di chi finalmente fa il nonno e si trova la mattina di Natale a passeggio col nipote e quella con la mia amica, a sera tardi, quando si sdraia sul divano dopo che tutti sono usciti da casa sua. La sua stanchezza e la sua soddisfazione. I messaggi con le foto delle due amichette che colorano i giochi che hai scelto per loro.

La presenza di Eva, nuovo angelo custode della nostra famiglia, con la sua storia diversa dalla nostra, la sua lingua diversa, le sue feste diverse. Perché non è la somiglianza nella lingua, nelle storie o nelle tradizioni religiose e culturali che ci rendono vicini. Ma la voglia di conoscere, dialogare, ascoltare e incontrare gli altri.