fenomenologia dell’acquisto del libro (usato e non)

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L’ingresso nel mondo della scuola secondaria di secondo grado si porta dietro molte cose: un abbonamento ai mezzi pubblici annuale (quindi del valore di svariate decine di euro, quindi da non perdere, pena il consumo delle suole delle scarpe nei mesi successivi), il primo diario scelto in autonomia (perché la scuola elementare e media fornivano il diario uguale per tutti), gestione di materie fino a ora sconosciute e il reperimento dei necessari libri di testo.

Vorrei osservassimo un minuto di silenzio a questo punto, in onore di tutto il tempo e i neuroni irrimediabilmente consumati nell’ingrato lavoro della ricerca dei libri di testo. Ricerca che spesso spetta alle madri, con figli al seguito. Da neofita della scuola superiore credevo bastasse andare in una libreria che vendesse libri usati, col tuo bell’elenchino e  che questo, dopo alcuni quarti d’ora di attesa, ti bastasse a uscire fuori vittoriosa con il tuo malloppo di carta, con il portafoglio più leggero, ma mai così tanto come se li avessi ordinati on line. E invece…

Invece ascolti il parere dell’amica e vai alla libreria che vende libri usati con libri da vendere della scuola media, elenco dei nuovi e figlio al seguito. La fortuna dell’homeworking di settembre fa si che tu possa andare alle due del pomeriggio evitando le code chilometriche che ancora ricordi con terrore nonostante siano passati oltre 25 anni. Ma questo non basta: esci con due libri su un elenco di venti, avendone venduti due su una borsa piena di volumi e una settimana dopo scopri che uno dei due libri che hai comprato in realtà non serviva.

Allora passi il resto del pomeriggio a mettere nel carrello virtuale dell’ipercoop tutti i libri che mancano: codici ISBN tutti praticamente uguali, che non riesci a leggere da sola e ti devi far dettare dal figlio. Quando finalmente hai finito e passi alla fase “scegli il punto vendita” scopri che il servizio di acquisto libri usati, con lo sconto sul prezzo di copertina e il buono aggiuntivo per i soci coop, non è più attivo in Piemonte. Per un attimo pensi anche di andare in Liguria, ma solo per un momento.

Allora provi sul sito dell’esselunga, rimettendo codice per codice (e questa volta il figlio non c’è più e devi usare gli occhiali da vecchia che hai appena comprato da tiger), ma aspetti a mandare l’ordine, perché magari ci può essere qualche variazione a inizio anno. Nel frattempo confronti i prezzi su amazon, verifichi date di consegna, frequenti altre due librerie in cui capisci che i libri usati della scuola media sono utili solo per impacchettare le uova al mercato e quelli adottati dalla scuola superiore non sono mai stati usati prima da altre scuole (e quindi non ne trovi uno usato o quasi). E ti chiedi se chi ti ha detto ieri mattina (non a metà luglio) che ha trovato tutti i libri usati giusto sabato scorso, stesse cercando i grandi classici di Geronimo Stilton o i Promessi Sposi.

Risultato: 3 librerie di vendita e acquisto nuovo e usato frequentate, ricerca su tutti i siti dedicati alla vendita libri presso catene della grande distribuzione, verifica in un paio di cartolerie della zona. Libri acquistati usati: pochi, uno doppio (si, sono riuscita a fare pure quello) e uno in condizioni non ottimali; libri ordinati in libreria con sconto (maggiore se si paga in contanti, sembra incredibile alla fine del 2018, ma è così): svariati e non si sa quando arriveranno; libri ordinati su amazon, senza sconti, ma con consegna domani a casa: 5.

Soldi spesi: troppi. Efficacia: poca. Soddisfazione: nulla.

Morale della favola: comprare i libri delle scuole superiori è come andare alla guerra.

 

 

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novità?

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“Quando l’acqua tocca il culo si impara a nuotare” mi ha insegnato mia nonna. Per dire che poi, quando ti trovi nella situazione contingente, troverai un modo per cavartela e non lasciarti travolgere dagli eventi.

E come la borsa di Mary Poppins si riempie di oggetti improbabili, ma tutti assolutamente indispensabili, così la vita della nostra famiglia si gonfia e cambia forma per lasciare spazio all’imprevisto. A volte bello, a volte brutto, a volte normale. Ma quasi sempre accolto a testa bassa e con caparbietà da tutti e 5.

Oggi è stata la giornata delle novità, tutte quasi già inglobate nella routine.

La macchina nuova, ritirata stamattina, e messa alla prova da carichi e scarichi di figli, ingressi millimetrici nei parcheggi e accompagnamenti multipli. Ha il cambio automatico, innovazione a cui pensavo di essere meno pronta di quanto mi sia poi dimostrata, anche se mi ritrovo con due arti praticamente inutilizzati, la gamba sinistra e la mano destra, che si ritrova appoggiata sul cambio senza in realtà alcuna utilità.

Il corso di inglese e la prima lezione di orchestra per Jacopo, che trasformano il mercoledì pomeriggio (da adesso a metà giugno) in uno slalom di impegni, in cui oggi casualmente non si era ricordato di incastrare i compiti per domani. Ma passare una sera a lavorare fino a prima di cena è educativo per un dodicenne troppo concentrato su tutti gli aspetti sociali e culturali della sua vita e un po’ meno su quelli meramente scolastici.

L’apparecchio mobile appena ritirato, che Lucia dovrà mettere per adesso solo di notte per abituarsi. A mandare giù la saliva, a parlare, a dormire, a levarlo e a continuare la vita di tutti i giorni. E poi tra 15 giorni il tempo di prova sarà finito e il sorriso della mia ragazza sarà sempre con qualcosa di metallico in mezzo. Ma sarà lì che lei dimostrerà di essere un vero fiore d’acciaio, capace di abituarsi a ogni cosa.

E poi c’è la centrifuga della lavatrice in cui periodicamente piombiamo, per eventi inaspettati e difficili da mandar giù che capitano intorno a noi, in cerchi più o meno vicini al nostro. Eventi che ci tengono col fiato sospeso, ci scompigliano e ci parlano nei sogni, ci fanno riscoprire ogni giorno di più quanto sia solida la nostra famiglia.

resistenza di tutti i giorni

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resistenza /resi’stɛntsa/ s. f. [dal lat. tardo resistentia, der. di resistěre “resistere”]. – 1. a. [il resistere e, anche, il modo e i mezzi stessi con cui si attua: vincere la r. del vento] ≈ opposizione. b. [l’opporsi alla volontà altrui: mi seguì senza r.] ≈ opposizione.

La resistenza è opporsi e dire che pagare poco il lavoro di una persona perché tanto ormai si usa così, resta ingiusto e scorretto.

resistenza – 2. (estens.a. [il sopportare disagi fisici, morali, ecc., con la prep. ar. al freddo] ≈ sopportazione (di), tolleranza (per). b. [assol., di persona, il resistere a sforzi, strapazzi, ecc.: un uomo di scarsa r.] ≈ forza, gagliardia, robustezza, vigoria, vigorosità.

La resistenza è andare avanti nonostante la precarietà, accettare disagi per cercare di continuare a costruire il proprio sogno, permettersi il lusso della progettualità nonostante le condizioni ambientali suggerirebbero di chiudersi nel qui e adesso.

resistenza – 3. (estens.) [di cosa, il resistere all’usura o all’uso prolungato senza deteriorarsi: un materiale che ha poca r.] ≈ robustezza, saldezza, solidità.

La resistenza è seguire la propria coscienza, continuare a sentirsi feriti per le ingiustizie subite e per quelle del mondo, senza usurare il proprio senso di ribellione, la propria richiesta di giustizia.

Abbiamo bisogno di Resistenza tutti i giorni.