baci dietro l’albero 

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In macchina, dialogo tra fratelli.

– Ma guarda quei due che si baciano dal benzinaio –

– Cosa c’è che non va Lucia? – chiedo.

– Dovrebbero baciarsi da qualche altra parte, per esempio in un parco –

– Perché? – chiede Diego.

– Almeno c’è un po’ di prato e non c’è puzza di benzina. E poi ci sono gli alberi e ti puoi baciare dietro un albero –

– Ma non devi mica nasconderti per baciarti, se sei fidanzato – dichiara Diego. E poi, dopo un po’ chiede.

– Ma M. è fidanzata? – (M. è la cugina 14enne, sua ultima passione).

– Non lo so, chiediglielo – gli rispondo.

– E tu sei fidanzato Diego? –

– Si, con E. –

– E tu Lucia? –

– Mah, ci sono. M. e L. che dicono che sono i miei fidanzati e a volte litigano e vogliono fare la lotta, così chi vince è il mio fidanzato. Poi però alla fine sono tutti sudati –

Nei viaggi in macchina si scoprono tante cose. Sarà che non ci si può guardare negli occhi.

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di tappi e di specchi deformanti

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Un tarlo si è insinuato nella mia testa dall’altra sera, un tarlo che fingeva di riguardare un pezzo della mia vita, solo una parte, un piccolo aspetto e invece ha aperto la porta di un territorio inesplorato.

E mi sono resa conto che tra quella che penso di essere io, tra come mi vedo io da dentro e quella che vedono gli altri fuori c’è uno specchio deformante di quelli che c’erano nei castelli incantati alle giostre quando ero piccola.

La parola “tappo” ha collegato come una rete frasi buttate lì nel mio passato. “Tu sei una persona per bene, sei scout, noi fumiamo, diciamo parolacce come potrai integrarti?”. “No, non ci credo hai sbagliato anche tu…”.

E allora faccio outing: io non sono disciplinata nel senso che seguo la disciplina imposta, ma mi do una disciplina interna e la seguo. Non sono una persona per bene, che fa quello che è giusto fare, ma una persona che ragiona e che sceglie in autonomia. Sbaglio mille volte e mi arrabbio con me stessa per aver sbagliato, perché non riesco a permettermi il lusso della leggerezza, del perdono verso me stessa.

Tutto sommato, dopo 39 anni di battaglie e struggimenti interni, ho capito che sto bene così, con le mie rigidità, coi miei spigoli, con il mio perfezionismo che insegue inutilmente la perfezione.

E poi una sera, qualcuno mi parla di un tappo da togliere, per lasciare che la pallina scivoli naturalmente su un piano inclinato. E io mi ritrovo a chiedermi chi abbia ragione, da quale parte dello specchio deformante sia la vera me stessa.