la prima volta, di carta e inchiostro

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Ho fatto una cosa piccola piccola, che però mi emoziona. Talmente piccola che ne ho parlato poco, che mi ha emozionato talmente tanto che forse in alcuni istanti avrei preferito essere sola, senza nessuno.

Perché tutto quello che mi riguarda mi sembra piccolo e insignificante, perché ogni traguardo che raggiungo mi sembra un obiettivo che chiunque avrebbe potuto raggiungere. Perché nel mio caso non si tratta di vedere l’erba del vicino sempre più verde, in un moto di invidia e insoddisfazione per ciò che si ha. Ma guardare la propria erba, sufficientemente verde, e pensare che è così perché è piovuto molto, non perché io possa avere qualche merito. O qualche talento.

Però, se esco fuori dalla mia riservatezza sabauda e penso a come mi sento, posso dire che ci sono cose che mi fanno proprio stare bene e una di queste è scrivere. Ci sono cose che mi fanno sentire “completata”, come forse si sente un puzzle quando una mano gigante inserisce l’ultimo pezzo. Quando finisco di scrivere qualcosa, che sia un post a cui tengo o un claim per il salame o una lettera per descrivere l’orgoglio della città in un evento, io mi sento così: composta come ero probabilmente prima che un macchinario mi dividesse in pezzetti tutti diversi tra loro, allineata alla perfezione e senza più spazi vuoti.

Oggi ho preso in mano un libro, fatto di racconti. E uno di questi è il mio. “Nessun rumore intorno”: adesso esiste non più solo sul mio computer, ma vive di carta e inchiostro. Ed è bello. È una cosa piccola, ma non posso non ammettere che sia bello.

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