la prima volta, di carta e inchiostro

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Ho fatto una cosa piccola piccola, che però mi emoziona. Talmente piccola che ne ho parlato poco, che mi ha emozionato talmente tanto che forse in alcuni istanti avrei preferito essere sola, senza nessuno.

Perché tutto quello che mi riguarda mi sembra piccolo e insignificante, perché ogni traguardo che raggiungo mi sembra un obiettivo che chiunque avrebbe potuto raggiungere. Perché nel mio caso non si tratta di vedere l’erba del vicino sempre più verde, in un moto di invidia e insoddisfazione per ciò che si ha. Ma guardare la propria erba, sufficientemente verde, e pensare che è così perché è piovuto molto, non perché io possa avere qualche merito. O qualche talento.

Però, se esco fuori dalla mia riservatezza sabauda e penso a come mi sento, posso dire che ci sono cose che mi fanno proprio stare bene e una di queste è scrivere. Ci sono cose che mi fanno sentire “completata”, come forse si sente un puzzle quando una mano gigante inserisce l’ultimo pezzo. Quando finisco di scrivere qualcosa, che sia un post a cui tengo o un claim per il salame o una lettera per descrivere l’orgoglio della città in un evento, io mi sento così: composta come ero probabilmente prima che un macchinario mi dividesse in pezzetti tutti diversi tra loro, allineata alla perfezione e senza più spazi vuoti.

Oggi ho preso in mano un libro, fatto di racconti. E uno di questi è il mio. “Nessun rumore intorno”: adesso esiste non più solo sul mio computer, ma vive di carta e inchiostro. Ed è bello. È una cosa piccola, ma non posso non ammettere che sia bello.

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per scrivere

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Per scrivere servono occhi aperti, orecchie ben attente, pelle permeabile al mondo intorno.
Per scrivere bisogna aver la disposizione d’animo di guardar fuori, di osservare la realtà uscendo da noi stessi, di farsi attraversare dalle vite degli altri, dagli eventi, dalle possibilità.
Per scrivere serve spazio libero dentro di noi per far crescere pensieri e progetti, per far risuonare parole e sensazioni.
Per scrivere bisogna avere una finestra da spalancare per far entrare l’aria fresca (o anche fredda) e mandar via la polvere dai nostri pensieri, davanti ai nostri occhi.
Per scrivere bisogna leggere, ascoltare musica, uscire di casa, fare e vivere.
Non sopravvivere, tirare avanti il carretto per una strada che non capisci, non hai scelto, fatichi a riconoscere.
Non gestire il quotidiano negli incastri degli impegni di tutti, nei doveri e nei ruoli che hai addosso, stratificati come maglie che hai messo per ripararti dal freddo e che ora non ti lasciano respirare.
Non essere troppo pieni: di rabbia, di nuove prove da superare, di tensioni, di rimpianti di quello che avresti voluto fosse andato in un altro modo.
Per scrivere serve volontà, che significa sentirsi libera di decidere del tuo domani. Non sentirsi schiacciata tra le voci della lista delle cose da fare che compili per non dimenticarne nessuna e non porti mai a compimento.