posti che puliscono

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Ci sono posti che puliscono tutto. Posti in cui riesci a dormire 10 ore di fila, senza svegliarti e anche se ti svegli ti giri dall’altra parte e ricominci a dormire, senza pensieri che si infilano nei sogni.

Ci sono posti in cui i suoni si armonizzano e suonano una musica talmente naturale che non la senti se non ci fai attenzione. Sono rospi che gracidano nei vasconi dell’acqua, flessibili che tagliano piastrelle e trapani che aprono brecce nei muri, cani che abbaiano, vicini che richiamano bambini, ciclisti che corrono sulla strada, affaticati dalla salita, taglia erba e palloni da basket che toccano il ferro.

Ci sono posti che hanno il profumo della pizza che lievita, del pane cotto in forno, dell’erba bagnata dalla pioggia, del fumo che esce dal camino, dei fiori e del sale.

Ci sono posti che sanno di ricordi, intensi e forti. Vacanze di Natale e raccolte delle olive, giochi d’acqua e interminabili partite a carte, tornei di ping pong, sagre di paese, corse e nuotate, dondoli e parti inaspettati, fichi mangiati sul l’albero e angurie nate per caso, malattie e vicinanza.

Ci sono posti in cui la mia vita scorre e rallenta. I problemi restano, le fatiche esistono sempre, ma è come se rimanessero sulla strada. Basta lasciare l’Aurelia, iniziare la salita della Cipressa e il tempo cambia ritmo. Basta aprire il cancello di casa e la testa si alleggerisce. Basta guardare i fiori degli ulivi e il cuore si riempie di bellezza e di semplicità.

Basta venire a Cipressa tre giorni per ricaricare le batterie. E sapere che ce la faremo tutti comunque.

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avanti c’è posto

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Quando la mente è quasi sgombra di pensieri, quando puoi lasciare spazio libero senza sentirti in colpa per aver lasciato indietro qualcosa, quando i pensieri sono normali e non pieni di ansie e di dubbi, allora anche il corpo può seguire un ritmo intenso.
Quando sei sereno, almeno per due giorni consecutivi, e il telefono che suona non ti fa presagire alcuna sventura, in 48 ore possono starci davvero mille cose.

Un lavoro ad incastro, in cui devo concentrarmi per capire e scrivere, per parlare di salami anziché di autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico. E quando riesco a mettermi in cucina, con la musica nelle orecchie per isolarmi dal resto della famiglia che intanto fa i compiti o gioca, riscopro che scrivere, che sia di prosciutti o di cilindrate di auto, è davvero una cosa bellissima, che mi lascia piena anziché svuotata.

Una corsa in un pomeriggio perfetto, quasi primaverile, con un cielo talmente azzurro che sembra colorato col pennarello. Una passeggiata di ritorno verso casa senza la fretta di arrivare perché il sudore mi si sta congelando sulla schiena. La consapevolezza che sono fatta per stare all’aperto, che respirare il vento e il sole, vedere le foglie e sentire il rumore dei miei passi sulla terra mi mette pace e serenità.

Una festa tutta home made per Lucia, preparando la pizza con le sue amiche, ballando sulla musica di just dance con delle 10enni che mi chiamano quando è il mio turno. Pensare che troppe femmine tutte insieme non sono tanto in grado di sopportarle, ma che organizzare una festa per la mia ragazza è importante, perché sono convinta che questi momenti saranno parte dei suoi ricordi quando sarà grande. Perché io ricordo le mie di feste, mia mamma che accoglieva i miei compagni, le foto fatte con mia sorella e le mie amiche, i bernoccoli in testa dopo aver battuto contro lo spigolo o per terra.

Quando la mente è sgombra, quando il cuore si concede un po’ di leggerezza, il corpo lo segue e riesce a fare salti mortali senza affaticarsi. E la settimana, forse, può iniziare col piede giusto.

vorrei essere già lì

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Arriva sulla sua bicicletta, e si ferma appoggiando un piede per terra. Dalla gonna dritta, spunta il ginocchio nudo libero oltre i gambaletti tinta carne. Non ha niente di particolare, non ricordo le scarpe, il colore della gonna o del golfino di lana abbottonato. Ha i capelli bianchi, tagliati corti e l’aria di chi sa dove sta andando, non ha fretta ma neanche tempo da perdere.

Se mi chiedete dove vorrei essere, vi dico che vorrei essere già lì. In quegli 80 anni portati con naturalezza, in quelle gambe magre mezze coperte da calze che io non metto neanche sotto i pantaloni, in quell’abbigliamento di chi non si preoccupa di chi la vedrà, in quei capelli che non chiedono più di essere pettinati, basta che siano puliti. In quell’essere nel mondo senza che il mondo se ne accorga, serena e indifferente, in un tempo che non è pieno, ma non è neanche vuoto.

Se mi chiedete dove vorrei essere, vorrei essere già lì, forse perché penso che lì, in quella vecchiaia che ancora non ti impedisce l’autonomia ci possa essere pace, serenità, star bene con se stessi senza preoccuparsi delle aspettative, dei sogni, degli obiettivi.

Lo so che ogni medaglia ha il suo rovescio, lo so che dietro quell’impressione di pacatezza ci sono i dolori, forse la solitudine, la fatica. Ma per oggi non ho voglia di vederlo il rovescio. Per oggi mi basta guardare un’anziana incontrata per caso per strada e sentirmi tranquilla, contagiata dalla pace che mi trasmette.