meglio soli che accompagnati

Standard

Questa notte, alle 5, sento una voce flebile che mi chiama. È Diego che ha mal di pancia e non riesce a dormire. Proviamo varie cose (ti scappa la pipì? ti faccio un massaggio? bevi un bicchiere d’acqua?), poi gli propongo di restare un po’ con lui. Dorme su un letto alto, di quelli dell’Ikea con le sbarre di fianco.

Mi fa spazio, toglie i suoi 7 o 8 pupazzi che ogni sera sistema per altezza, tolgo i libri che abbandona al fondo del letto tanto lui non ci arriva fin là, e mi sdraio anche io. Gli chiedo di spostarsi e lo fa, ma due minuti dopo si rotola verso di me e io sono talmente schiacciata contro le barre dell’Ikea che potrei passare oltre le barre stesse, come la pasta trafilata al bronzo. Un nuovo formato: le Serenelle. Allora contravvengo al mio credo educativo e gli propongo di andare nel mio letto, almeno posso mantenere l’unitarietà del corpo e tentare di dormire per l’ora e mezza che mi rimane.

Nel mio letto la convivenza è migliore, ma tra un calcetto e un ciuffo di capelli che mi si infila nel naso appena mi giro, capisco definitivamente che il letto ideale è quello singolo. Al massimo una piazza e mezza, ma rigorosamente in solitaria. Perché qualsiasi altro umano dentro il tuo letto, prima o poi nella notte diventerà di troppo, anche se è l’amore della tua vita. Perché se è romantico che ti abbracci mentre state per addormentarvi, lo è molto meno quando tu sarai ancora sveglia, quasi pronta per sprofondare nel sonno e il suo braccio abbandonato sul tuo collo ti impedirà di respirare.

Stesso discorso quando l’ospite di fianco a te emette suoni spaventosi e a niente servono i tocchi gentili. Io vado di calci sugli stinchi, ben dati e decisi; un’amica è costretta a spostarlo di peso per farlo girare. Alcune notti mi sono chiesta se dormissi con un essere umano o col cinghiale della pubblicità della magnesia (che si era mangiato mio marito e non l’aveva digerito).

Non va meglio coi piccoli che dormono a stella (tipo Maggie Simpson nelle tutine) nel posto che dovresti occupare tu, ti rubano le coperte e tu hai il lato verso di loro bollente e bagnaticcio del loro sudore (perché i bambini piccoli che non raggiungono i 20 kg sudano come una persona obesa? non l’ho mai capito) e il lato opposto gelido.

Dopo un marito e tre figli sono definitivamente convinta che l’atto del dormire sia un atto solitario, che non prevede la presenza di alcun altro essere umano. La condivisione dello spazio rovina la performance, è un dato di fatto.

Annunci

dormi, amore mio

Standard

Ora di andare a dormire Lucia si prepara prima di tutti. Diego è ancora lì che discute per mettersi il pigiama e lei sta già salendo sul suo letto. Canto la canzone della nanna agli altri due e quando arrivo di fianco a lei, Lucia sta dormendo, abbandonata nel letto con il cuscino sulla faccia.

– Se ti faccio la carezza tu te ne accorgi? – le chiedo.

Nessuna risposta. L’interruttore è girato su “off”.

Dormi, amore mio. Staccati dalla realtà e isolati dal mondo. Ricarica le pile per essere pronta ad affrontare domani una nuova giornata. Una giornata che vivrai con la tua leggerezza e la tua maturità, con la tua allegria e la tua serietà. Con la tua capacità di stare lì, dove hai scelto di essere, senza smuoverti, senza farti scoraggiare da ciò che avviene intorno.

Dormi, amore mio. E sogna un mondo dove le persone sono affidabili, dove le promesse si mantengono, dove le scelte sono salde e motivate. Dove i bambini hanno il diritto di fidarsi e affidarsi, di crescere in autonomia e libertà, di diventare quello che sono loro, non quello che un “grande” pensa debbano diventare.

E domani per me sarà una nuova giornata in cui camminare insieme sulla stessa strada, dandosi la mano a tratti e allontanandosi in altri. Una nuova giornata in cui insegnare e imparare, in cui parlare e ascoltare, in cui vivere insieme, sbagliando e provando. In cui volersi bene e lasciarti volare, “verso un mondo dove è ancora tutto da fare e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare…”.

Buona notte, amore mio.