una vacanza tira l’altra 

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Visitiamo Parigi e penso che dovremo anche andare a Lisbona, a Berlino, a New York. Per non parlare di Istanbul, San Pietroburgo, Londra, Praga, Dublino. 

Andiamo a Le Havre e parlo dell’architettura di Mosca, così simile nel suo razionalismo estremo, nelle linee squadrate e nette. Guardiamo il porto e diciamo che dovremmo vedere insieme un film, Miracolo a Le Havre, romantico e umano, pieno di ottimismo e speranza.

Passiamo mezza giornata al Memoriale di Caen e mi ritrovo a progettare altri viaggi, a Dacahu e a Berlino, altre letture, Se questo è un uomo o Il partigiano Jonny, altri film da vedere, Train de vie o Le vite degli altri.

Siamo in vacanza con i ragazzi e a Belleville non abbiamo mangiato il cous cous o cibo cinese, così come a Le Havre non abbiamo visitato la casa modello dell’architettura razionalista, perché avremmo superato il limite della loro elasticità e sopportazione e ne avremmo poi pagato le conseguenze. Però essere in questi posti con loro mette in moto una catena di stimoli e suggerimenti, un elenco praticamente infinito di possibilità. Di viaggiare ancora, di leggere ancora, di vedere ancora, di ascoltare ancora. Di vivere e crescere insieme. E diventare forse un po’ più ricchi, di vita e di attenzione al mondo intero.

ps. nella foto la prima edizione di Se questo è un uomo esposta al Memoriale di Caen.

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quello che ci è permesso di essere

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“La gente vuole questo”, “i ragazzi di oggi la pensano così”, “i film, i libri, la tv parlano di certi argomenti perché quello interessa alle persone”. Lo sentiamo dire mille volte, in mille ambiti diversi. Lo pensiamo anche noi quando cuciniamo solo pasta al pesto e carne impanata perché i nostri figli mangiano quello. Quando andiamo in vacanza sempre nella stessa spiaggia con gli ombrelloni a 20 cm l’uno dall’altro e i videogiochi nel bar perché i nostri figli vogliono stare sempre lì e siamo a Loano, ma potremmo essere a Ibiza o in Salento e per noi non cambierebbe niente perché vediamo sempre lo stesso metro quadro di sabbia.

Ognuno di noi è quello che gli viene permesso di essere. Guarda alla tv ciò che gli viene proposto, frequenta alla domenica i centri commerciali perché non ha alcun luogo di aggregazione, cucina sempre le stesse cose perché è convinto che accudire sia sinonimo di accontentare. Oggi sono andata a trovare un gruppo di bambini di 9 anni con cui ho fatto un percorso per un paio di mesi e che non rivedevo da tre settimane. E li ho trovati chiassosi, caricati come se avessero una molla dietro la schiena, incapaci di stare ad ascoltarsi e di esprimere il loro pensiero. In un’ora di incontro a metà hanno chiesto di andare in bagno e se chiedi di andare in bagno è perché fare la pipì è la cosa più interessante di quello che stai vivendo.

Ci lamentiamo dei ragazzi, dei bambini, dei figli, ma in fondo quello che loro sono è quello che gli permettiamo di essere. Se sono disinteressati al mondo è perché non gliene parliamo mai, non glielo facciamo mai incontrare. Se non leggono è perché non vedono mai libri in casa, non ci sentono mai parlare di un romanzo che ci è piaciuto, non frequentiamo con loro (e da soli) librerie o biblioteche. Se non si interessano alla musica, all’arte, alla cultura è perché non la conoscono, non li portiamo a visitare nuove città e paesi, non li portiamo a vedere mostre e concerti. Se sono inappetenti e mangiano solo poche cose è perché non abbiamo mai fatto scoprire loro i gusti diversi, il mondo che un piatto si porta dietro, fatto di cultura, tradizioni, altre abitudini. Se sono irresponsabili ed egoisti è perché non abbiamo dato loro fiducia dandogli un ruolo nella vita della famiglia, permettendogli anche di sbagliare e di fare a modo loro.

Ci va molta forza per essere diverso da quello che ti permettono di essere, per trovare gli stimoli di cui hai bisogno per nutrire il tuo spirito e il tuo corpo, la tua intelligenza e la tua volontà. Troppa forza per queste bambine e bambini, ragazze e ragazzi, giovani donne e giovani uomini che hanno trovato sulla loro strada degli adulti che li fanno vivere in un mondo che non da spunti per trovare le risposte ai loro bisogni. Degli adulti che assecondano i capricci, per non interrogarsi sul senso del proprio educare. Che non insegnano nulla, se non a sopravvivere.