veloce e lento

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Ho un balcone pieno di piante e ne vorrei ancora di più. Vorrei un pezzo di giardino in cui poter piantare una magnolia, al centro, per poter fare merenda sotto la sua chioma d’estate; vorrei pianta una camelia e ortensie viola e blu, come quelle che c’erano nel cortile della casa al mare della mia amica a Camaiore.

Però vivo a due passi dalla piazza in cui partono i pullman che raggiungono mezza città e non potrei mai pensare di avere una sola scelta una volta uscita di casa: di panetteria o macellaio, di cartoleria o mezzo di trasporto da usare.

Sono un’integrata e un’apocalittica insieme, amo la velocità e la lentezza quasi nello stesso momento. Perché in sé non c’è nulla di negativo in loro, basta distinguere in cosa essere veloci e in cosa lenti, in cosa integrati e in cosa apocalittici.

Amo la velocità quando devo pagare qualsiasi cosa e la carta di credito contactless che non richiede pin, firme, verifiche dei documenti e altre procedure è qualcosa di geniale. Come il prestospesa al supermercato, il self service dal benzinaio e i bonifici on line. Non capisco le code alla posta o davanti alla banca, non so compilare un assegno, le raccomandate sono messaggi che arrivano direttamente dagli anni 90.

Amo prenotare le visite mediche on line (e si può fare in alcuni ospedali pubblici di Torino), ricevere il referto degli esami del sangue via mail, consultare le circolari della scuola media sul registro elettronico, concordare la data per una riunione tra 15 persone tramite google calendar, acquistare da casa i biglietti per un viaggio, una mostra, il cinema.

Perché così mi rimane più tempo. Per una chiacchierata con un’amica, per una cena, per un film, per curare le mie piante, per leggere un libro, per conoscere una città, per visitare un museo.

Amo la velocità per gli aspetti burocratici e organizzativi della mia vita, la lentezza per la vita stessa.

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mamme 2.0

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Sappiamo cercare proverbi in tutti i dialetti del paese su internet e troviamo pure la pronuncia corretta dello scioglilingua pugliese che ripete sempre gli stessi suoni e forse non vuol dire niente (e tutti i pugliesi ridono all’idea che qualcuno pensi a chissà quale significato nascosto).

Sappiamo trovare informazioni e materiali per una ricerca sull’Abruzzo, senza ricorrere a libretti dal titolo inequivocabile “Le mie ricerche”, unico materiale stampato di cui eravamo autorizzati a tagliare le figure (ma a me faceva sempre un po’ impressione pensare di tagliare un libro).

Sappiamo condividere compiti con foto del diario su gruppi di whatsapp e trovare la strada per andare alla partita di basket in trasferta o alla gara di ginnastica artistica in provincia senza aver guardato a casa il tuttocittà.

Ma quando il grembiule perde un bottone fingiamo di non vederlo, per evitare di doverlo riattaccare, cosa che ci farebbe piombare nello sconforto.

Quando nostra figlia al mattino litiga con l’elastico e la spazzola le diciamo che non si sa pettinare, interveniamo noi e il risultato è peggiore di prima, le codine sono una in cima alla testa, l’altra dietro le orecchie e la riga dietro che divide i capelli sembra fatta da un automobilista ubriaco.

Quando è il compleanno di uno dei ragazzi ricorriamo a torte di qualsiasi tipo con personaggi dei cartoni e forme meravigliose, pur di non preparare la torta di mele che faceva la nonna, alta da i 6 ai 12 cm, con le mele leggermente caramellate che componevano una corona invitante sulla superficie della torta. Le mie torte assomigliano a dei vulcani (nel senso che al centro c’è una profonda depressione) e le mele sono timide, scelgono di inabissarsi sul fondo.

Per la gara di ginnastica artistica diamo alla nonna da cucire sul body il contrassegno della squadra e all’allenatrice il compito di domare i capelli, con la scusa che non sappiamo come è meglio che siano raccolti per evitare che diano fastidio sulla trave.

Costringiamo il figlio grande a tenere la stessa camicia scout per anni, anche quando sarà praticamente una seconda pelle per non dover riattaccare tutte le patacchine (lavoro che per altro non ci farà guadagnare neanche uno straccio di specialità).

Siamo mamme 2.0, programmate per la tecnologia, meno per la manualità.