chiacchiere a quattr’occhi

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Domenica, finita l’uscita scout Jacopo è andato a casa dei cugini, perché noi eravamo ad una cresima e lui era troppo stanco per raggiungerci. Così l’ho rivisto solo alle 20,30, con la doccia fatta, la cena fatta, stanco e sereno. In mezzo alla confusione familiare della domenica sera non c’è stato tempo per chiacchiere e confidenze scambiate. E non mi ha detto una cosa importante, che invece ha raccontato a zii e cugini.

Non è che sono gelosa, non proprio almeno. Diciamo che mi sento in colpa. Perché in queste settimane piene, in cui faccio l’equilibrista per mettere insieme tutti gli impegni e le esigenze di ognuno, non c’è un tempo dedicato a ciascuno dei miei ragazzi. Non servirebbe tanto.

Basterebbe poter accompagnare da sola Lucia a ginnastica per parlare io e lei quei 10 minuti, trovando spazio per condividere gli eventi e i sentimenti, anziché dirigere come un vigile l’urgenza di raccontare la giornata dei tre passeggeri del sedile posteriore.

Basterebbe tornare a piedi con Jacopo dopo basket, per parlare del suo futuro, dell’iscrizione alla scuola media, della visita alla redazione del giornale cittadino e del suo progetto di fare il giornalista, anziché chiedere a Flavio di andare a prenderlo lui, così non devo uscire di nuovo con Diego.

Basterebbe andare in piscina e rivestire con calma Diego, per sentire i racconti del suo compagno che non è stato bene a scuola o i suoi progetti per il futuro (“A. vuole fare l’astronauta. Io non so cosa voglio fare da grande. Forse voglio fare un museo di cavalieri”).

Basterebbe, ma per ora non è possibile. E penso che ha ragione Lucia quando mi dice “Quando non stiamo insieme, di famiglia, sono più aggressiva”.

Voglio dire una cosa ai miei ragazzi: mi mancate, tanto. Ma torneremo a chiacchierare a quattr’occhi.

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stop (coi rolling stones)

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Quando la notte prima dell’ultima gita dell’anno dei figli sogni di mandarne uno a scuola dimenticando di dargli lo zainetto col cambio, quando inizi a mettere due impegni contemporanei allo stesso figlio, vuol dire che la tua mente o forse la tua coscienza ti sta inviando un messaggio chiaro: stop.

Stop con gli equilibrismi, con il multitasking e la multi presenza, con i multi pensieri e i multi inviti. Hai, avete, bisogno di fermarvi.

La difficoltà però nasce prima, molto prima, a settembre (o anche a fine maggio, a volte): quando di fronte alle mille opportunità da cogliere per te e per i ragazzi, di fronte alla loro energia dei 4, 7 e 10 anni, di fronte al loro talento tu fai fatica a dosare, equilibrare, dire di no. A ricordarti che a fine maggio manderai Diego in gita con le mutande di ricambio di sua sorella, metterai due giornate aperte di uno sport a scelta lo stesso giorno a Lucia, dimenticherai che tra poco è il compleanno di Jacopo e che devi iniziare a pensare alla sua festa di compleanno.