a volte serve ringraziare

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Questo è un post pieno di link, perché è un post di ringraziamenti, che a volte ci si rende conto che è il momento di farli.

Nella forma non sempre definita che ha assunto il mio lavoro da quando sono rimasta senza lavoro, ci sono degli aspetti faticosi, ma anche delle belle scoperte o riscoperte. Una di questa è accorgersi di quanto quello che è sempre stato il modo di occupare il mio tempo libero, cioè pensare al territorio che abito come a un posto da far crescere insieme ad altri, pensare ai rapporti tra le persone come maglie di una rete che ci tiene insieme e che ci porta più lontano, possa diventare qualcosa da fare nel tempo occupato. Un’altra è sostenere con forza e azioni che l’educazione è il centro delle nostre possibilità di sviluppo. Tutto parte da lì, passa da lì e ritorna lì: dai bambini a cui insegnare a essere autonomi, a mangiare tutti insieme, a prendersi cura delle cose proprie e di quelle in comune con gli altri, ad amare e curare il posto in cui vivono; dai ragazzi a cui dare diritto di pensiero e di parola, a cui insegnare l’equilibrio e il rispetto degli altri, a cui far vedere che il mondo è fuori dalla finestra.

E allora, per questa estate di scoperte lavorative e non solo, ringrazio Toscience per avermi dato la possibilità di riscoprire la meraviglia dei ragazzi e i loro talenti pronti a sbocciare; Pop Economix per avermi anche quest’anno coinvolto nell’organizzazione di Percorsi tra economia e felicità, la sezione dell’ISAO festival che sa far dialogare i concetti apparentemente astratti dell’economia con le pratiche quotidiane di tanti uomini e donne; VOV102 perché anche la decisione di dove comprare per la propria famiglia può diventare quella scelta politica che ho promesso di fare quotidianamente quando ho preso la partenza agli scout; Usato&Donato perché nello scambio e nel dono ieri ci siamo portati a casa qualcosa che non si indossa e non si consuma, ma si vive attraverso la relazione con gli altri; Officine Creative Cecchi Point perché hanno offerto a bambini e adulti la possibilità di costruire qualcosa con le proprie mani e di scoprire che i gesti, le competenze manuali e gli oggetti possono esprimere quello che siamo e questo è un dono prezioso; La Casa di Gionni perché raccontare le storie è una responsabilità fondamentale, perché una società senza storie (e senza memoria) è una società più povera, più debole, più vulnerabile.

Oggi mi sento più ricca e anche più bella. Perché è di fianco agli altri che possiamo splendere davvero, non di luce propria né di luce riflessa, ma di luce comune.

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c’è solo la strada su cui puoi contare (quella che porta al camp)

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Se il sabato pomeriggio mi capita di andare in un centro commerciale c’è qualcosa che mi fa più male della ressa, delle luci artificiali mentre fuori il sole splende, dei passeggiatori con carrello tra i cacciatorini e i formaggi morbidi. Sono i bambini e i ragazzini al seguito, quelli che avrebbero l’età e l’autonomia per essere altrove e invece si trovano tra yogurt e carta assorbente per la casa. La tristezza si acuisce d’estate quando i mercati di quartiere si animano di nipoti svogliati dietro a nonni disponibili, che sono riusciti a trascinarli fuori di casa, abbandonando tv e wii.

Se vostro figlio o figlia ha quell’età, se anche a voi si inumidiscono gli occhi di fronte a tanto spreco di energie e risorse e possibilità, per quest’estate c’è una soluzione. O meglio, ce ne sono tante. Ma voglio raccontarvene anche un’altra: scientifica, fuori casa, curiosa, organizzata da un amico sulle cui capacità posso mettere entrambe le mani sul fuoco.

Sono i Science Camp, campi di 6 giorni in Piemonte ed Emilia Romagna per ragazzi dalle elementari alle superiori. Qui trovate tutte le informazioni, che non riscrivo perché sicuramente mi perderei qualcosa.

Perché mandare un figlio a un campo estivo? Perché uscire di casa fa sempre bene, ossigena il cervello, allena la capacità di adattarsi, stimola la curiosità verso ciò che non si conosce, apre strade possibili. E prima si esce di casa per provare a fare da soli qualche giorno, prima si scopre che lì fuori c’è un mondo in cui tutti, grandi e piccoli, hanno diritto di vivere e cercare quello che li fa star bene: amici, autonomia, informazioni, conoscenze, esperienze, incontri.

Perché fra tutte le proposte scegliere proprio i Science Camp? Perché sono progettati e gestiti da scienziati ed educatori, divulgatori scientifici, ex capi scout: insomma tutte persone appassionate e preparate, che offrono un’esperienza educativa prima che di conoscenza. Educazione al pensiero libero, all’autonomia, alla ricerca, alla collaborazione e alla condivisione di informazioni, materiali, spazi, responsabilità verso il mondo che ci circonda e gli ambienti che ci ospitano.

Regalare l’esperienza di un campo estivo ai propri figli vuol dire dargli una bussola per condurre la loro vita su strade nuove. Perché, come dice una canzone di Gaber che spesso ritorna nel mio percorso, “il giudizio universale non passa nelle case, le case dove noi ci nascondiamo, bisogna ritornare sulla strada, sulla strada per conoscere chi siamo”. Perché è lasciandoli andare sulla strada che possiamo conoscerli davvero, fino in fondo, i nostri ragazzi.