se siamo così

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Sabato mattina sono tornata a casa alle 11 dopo aver già fatto mille cose e Diego è andato subito a prendere un rotolino di carta rosa, stretto da un nastro rosso. Era una poesia che aveva scritto per me, per la festa della mamma. Alla terza riga dice “se sono così bravo è merito tuo”. A parte l’autostima a livelli piuttosto rilevanti, c’è da dire che il mio ultimo figlio divide le gioie con gli altri, con generosità e altruismo.

Se sei così rigoroso nel raggiungere i tuoi obiettivi, se sei fissato su alcune cose al limite dell’esagerazione, se sei testone e polemico in campo, se preferisci andare da solo a vedere Comics o il Salone del Libro, probabilmente ho qualche influenza anche io. Con il mio rigore che mi rende rigida e poco propensa ad accettare gli errori (miei soprattutto), con i miei schemi mentali dai quali fatico a uscire, con il mio gusto per la puntualizzazione che mi fa scontrare spesso col mondo, col mio bisogno di pause pranzo in solitaria a camminare in mezzo al parco. Sei mio figlio, Jacopo, e stiamo imparando entrambi che lo scontro tra due teste dure genera scintille, ma anche fantastici big bang da cui può nascere un’epoca nuova.

Se sei perfezionista e al tempo stesso un po’ svagata, se sei attenta agli altri ma non sai dimostrarlo a parole, se ti immergi nelle cose che fai in apnea, con tutta te stessa e vorresti avere il dono dell’ubiquità per non perderti neanche un’occasione, forse è perché mi vedi programmare con precisione ogni cosa e poi dimenticare le chiavi in casa dopo aver chiuso la porta, perché senti quanto sono ruvida quando parlo con gli altri, con i discorsi che mi escono secche e taglienti, perché mi vedi prendermi sempre più impegni di quanti ce ne stiano in una vita soltanto. Sei nata in questa culla, Lucia, a volte penserai che è quella sbagliata, altre volte ti riconoscerai come in uno specchio che ti porta avanti nel tempo.

Se sei ironico e dissacrante, se ricordi le promesse che ti sono state fatte sei mesi fa e ci rimani male quando vengono disattese, se ti è capitato di costruire un castello di bugie in cui ti sei trovato intrappolato e prigioniero e ci hai messo delle ore per mettere da parte l’orgoglio e ammettere di aver mentito, la responsabilità è anche mia. Che non resisto al gusto della battuta ad effetto e a volte sono inopportuna, che dimentico moltissime cose, ma su altre ho una memoria da elefante (e anche la permalosità), che ricordo ancora quando ho giurato e spergiurato che non avevo macchiato io il piumone con l’inchiostro rosso e negavo strenuamente di fronte a mia mamma, anche se avevo le mani che sembrava avessi sgozzato un vitellino. Come una spugna assorbi ciò che c’è intorno a te, Diego, e la reinterpreti, con l’indipendenza delle persone forti.

Se siete così, è merito vostro. Che spesso siete capaci di prendere il meglio da quello che cerco di vivere con voi. Che mi fate da specchio e mi insegnate ad amarmi di più, quasi quanto amo voi. Se siamo così è merito nostro, che continuiamo a camminarci di fianco, che ci teniamo per mano anche quando non ne abbiamo voglia, che ci mettiamo la faccia e il cuore ogni giorno.

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effetto paradosso (altrimenti detto…)

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Sei una persona che si prende carico dei progetti comuni, cercando di non lasciare le cose a metà? Troverai qualcuno che invece dell’incompiuto ne ha fatto una religione, dell’approssimazione una ragione di vita. E a chi toccherà fare quell’ultimo passo per ultimare il progetto? A te, baby, è l’effetto paradosso.

Sei una persona curiosa che si intestardisce per imparare cose nuove e non si arrende davanti a ciò che non sai fare? Ti daranno sempre qualcosa in più da fare, visto che sei capace. Cosa? Ti chiedi perché gli altri non possano imparare come hai fatto tu? Che vuoi farci, saranno meno dotati di te. Si, è sempre il buon vecchio effetto paradosso.

Ami essere organizzata, lucida ed efficace nelle cose? Ti ritroverai a organizzare il lavoro degli altri, definire per riunioni oceaniche ordini del giorno disattesi e poi fare riassunti (pardon, recap) per tutti. Che cosa? Volevi chiarezza e ti ritrovi sovrastata dalla confusione altrui? Non prendertela con gli altri, è l’effetto paradosso, cara mia.

“In medicina con effetto paradosso si intende la produzione, da parte di un principio attivo, di effetti indesiderati e opposti rispetto a quelli previsti, o anche diversi e opposti rispetto a quelli previsti, o anche diversi rispetto a quelli ottenuti alla prima assunzione del principio.”

In medicina si chiama effetto paradosso, nella vita quotidiana effetto vaffanculo.

il 25 aprile sono piccole cose

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Il 25 aprile sono cose semplici, piccole che quasi non si notano.

È un vigile urbano, al bordo della strada in cui sfila la fiaccolata, che sta lavorando perché tutto proceda senza intoppi. Un vigile urbano che, mentre osserva la sfilata, canta Bella ciao insieme con dei genitori e dei bambini e ragazzi che l’hanno intonata da soli.

È un alpino con il cappello con la penna in testa che si infila con la moglie al braccio tra le persone davanti al palco.

È un gruppo di ragazze velate, uomini col copricapo dei mussulmani che si fotografano insieme, sorridenti e orgogliosi.

È il papà di un’amica che incontri ogni anno, l’ex collega con marito e bambine, tutte quelle persone che ti aspettavi di incontrare e quando gli sguardi si incrociano ti riconosci, come parti di una stessa comunità.

È la bandiera che sventola nella sera appena iniziata in cima al grattacielo costruito nel periodo fascista, o dagli specchietti del pullman di linea in questo giorno di sole.

Il 25 aprile è una mostra su Aleppo, vista inaspettatamente coi ragazzi. Che non vorrebbero andare avanti, impressionati e impauriti da quello che vedono, ma procedono comunque di fianco a te.

Il 25 aprile è la scelta di tutti i giorni, di quali valori guidano la tua vita e quali gesti testimoniano i tuoi principi. Il 25 aprile è la festa di tutti.

l’indennità badante

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Ci sono persone che hanno sempre bisogno di un supporto. Non in quelle cose su cui non sono competenti, non hanno le capacità o il talento. Non su imprese titaniche più grandi di loro. Chiedono aiuto costantemente per le piccole cose quotidiane. A che ora è la riunione di scuola? A quella segnalata sulla circolare, pubblicata un mese fa. E dov’è? Come tutte le riunioni da un anno a questa parte si svolge nella sede. Ma il 23 e il 24 aprile la scuola elementare è aperta o c’è il ponte? A parte che sarebbe più lungo dell’attraversamento della Manica, in ogni caso il calendario di aperture e chiusure della scuola è sulla prima pagina del diario di tuo figlio, quello che dovresti aprire e firmare ogni sera. E te l’abbiamo già detto che il calendario è sul diario: l’8 dicembre, a Natale, nelle vacanze di carnevale e a Pasqua. Potresti essere in grado di ricordarlo. Puoi aggiornare il database degli inviti alla conferenza stampa ricopiando i biglietti da visita della mia agenda? Poi magari mi chiedi se trovi inserimenti nuovi da fare.

Ci sono persone che necessitano sempre di un aiuto, una sintesi, un “recap” (come si dice nello slang professionale). Insomma di una badante. E persone che meriterebbero, a fine mese, direttamente accreditato sul proprio conto, una “indennità badante “.

Adesso preparo un recap delle mie indennità per il mese di aprile.

abbiamo chiuso il girotondo

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Ce lo chiedi quando siamo soli, i tuoi fratelli due passi avanti, o sul divano a guardare la tv. Ci vieni vicino, a me e a papà, e con la tua aria sicura ci dici “siamo soli, adesso potete dirmelo: chi è il vostro figlio preferito?”

Tu sei il figlio che mi stupisce di più, con la tua sicurezza, una fiducia nelle tue possibilità serena, di chi sembra non aver bisogno di dimostrazioni.

Tu sei il l figlio che mi scioglie con le sue tenerezze gratuite, con le sue attenzioni verso gli altri e la sua generosità inaspettata. Quello che al mattino si sveglia e con gli occhi chiusi mi dice “mamma sei bella”.

Tu sei il figlio che mi fa ridere di gusto con la sua ironia naturale e adulta, che coglie la nota diversa in una melodia e sa metterla al centro di una battuta, svelando che le cose si possono sempre osservare da almeno due punti di vista: quello frontale e piatto oppure quello laterale, ironico e dissacrante. Sembra incredibile che questa capacità sia in un bambino di 8 anni, ma tu sei sempre stato dotato di tempi comici in modo spontaneo.

Se tuo fratello è stato la meraviglia della scoperta, tua sorella la forza dirompente, tu sei il cerchio che si chiude, l’elemento che collega il girotondo. Sei il fratello che sa tenere gli altri per mano e sa unirli, rivelargli quell’amore che a volte non si sanno mostrare.

Non ho un figlio preferito, ne ho tre. Perché siete tre cose diverse e una cosa sola. Oggi è la tua festa e tu sei il centro dei nostri pensieri, perché 8 anni fa ci hai preso per mano e abbiamo chiuso il girotondo. E siamo stati bene, nella nostra famiglia.

questo post è per voi

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Questo post è una lettera personale, per i miei ragazzi. Magari funziona anche per altre madri e altri figli, non lo so. È un post per dir loro tutto quello che non trovo il tempo e l’occasione di dirgli nella vita quotidiana. Tutto quello che spero riesca a fare il viaggio che va dalla mia carne alla loro, passando attraverso la mia e la loro pelle.

Vi sgrido mille volte al giorno, vi prometto castighi, vi lascio i vestiti che non avete messo nel cesto della biancheria sporca suo cuscino, vi striglio e vi sprono, vi pungolo e vi riprendo. Non mi do sosta in questo che credo sia parte del mio ruolo: continuare a stimolarvi, sollecitarvi perché voi possiate diventare ciò che siete. È stancante farlo, richiede una tensione continua, un’attenzione costante a non lasciare nulla al caso, a osservare, ascoltare, esprimere pareri, condurre e lasciare che gli sbagli avvengano, offrire sempre un’altra possibilità, ricominciare ogni giorno insieme. Non abbandonare mai il campo.

È un impegno più che quotidiano, qualcosa che occupa ogni centesimo di secondo. Perché siete sempre nei miei pensieri, nella mia giornata, nel mio percorso. Ogni cosa è letta anche attraverso gli occhiali che ho addosso da quando sono vostra mamma: sono lenti che rendono tutto più intenso, le gioie e i dolori. Le belle notizie, che sono da festeggiare pensando anche a quale influenza avranno su di voi; le brutte notizie, che sono da digerire perché nella condivisione con voi ci sia un lumicino acceso, una speranza che vi permetterà di continuare a costruire, progettare, vivere. Avere fiducia in quello che verrà.

Faccio tutto questo non perché me lo chiedete, ma perché è qualcosa di naturale, che sento muoversi da dentro, un senso di responsabilità continua nei vostri confronti, un cordone ombelicale invisibile che sento continuamente teso tra la mia pancia, quel posto dove nascono le passioni e gli istinti, e voi.

E quando vi guardo sento che l’impegno non è vano, vedo che quello che il cordone mi rimanda indietro di voi è qualcosa di cui sono orgogliosa, come non lo sono di nient’altro.

Sono orgogliosa della vostra intelligenza sempre pronta e accesa, della vostra sete e fame di stimoli, informazioni, esperienze, cultura. Sono orgogliosa della vostra tenacia e perseveranza, del vostro continuare a provare, del vostro insistere per ottenere il risultato. Sono orgogliosa del vostro coraggio, della vostra passione per la giustizia, della vostra autonomia di pensiero, della vostra fedeltà alla verità. Sono orgogliosa della vostra sensibilità, delle vostre lacrime inaspettate, dei vostri pugni contro gli stipiti della porta, della vostra ironia per sdrammatizzare. Sono orgogliosa della vostra riservatezza, della serenità, del vostro assumervi il ruolo di costruttori negli ambiti di vita che frequentate.

Sono orgogliosa di voi, perché siete delle belle persone. E io sono una mamma fortunata.

le parole sono importanti

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Lo diceva Moretti in Palombella Rossa, lo penso ogni volta che ascolto un telegiornale, ce lo ha detto ieri una maestra di scuola elementare, dopo un incontro poco edificante tra insegnanti, genitori, esperto di un laboratorio svolto a scuola.

La parola importante in questo momento per me, quella di cui vorrei recuperassimo il significato, è la parola “ruolo”.

È quello che abbiamo perso quando giustifichiamo tutti i comportamenti dei nostri figli e cerchiamo le colpe dei loro sbagli o insuccessi negli altri. Se il dettato è pieno di errori di ortografia sarà la maestra che non ha scandito bene le parole, se davanti a scuola il pargolo scappa dal nostro controllo è perché i bambini sono così, vivaci e imprevedibili, se è stato espulso durante la partita di basket sarà l’arbitro che non ha visto gli errori dell’altra squadra. Cerchiamo sempre le colpe negli altri e dimentichiamo che il nostro ruolo è fare i genitori: dare regole, osservare i nostri figli e riconoscerne pregi e difetti, per aiutarli a lavorare sui primi e valorizzare i secondi per metterli al servizio di chi hanno a fianco. Amarli, incondizionatamente, senza ricatti e troppe aspettative, ma con la consapevolezza che hanno luci e ombre e quello che siamo chiamati a fare è aiutarli a diventare il meglio di loro stessi.

Vorrei che gli insegnanti si ricordassero che il loro ruolo è quello di trasmettere delle competenze e aiutare nella crescita, osservando ciascun bambino o ragazzo e costruendo un percorso personalizzato, adatto a ciascuno. Testimoniando, con il loro comportamento, con il tono della loro voce, con il loro modo di stare in classe il rispetto per gli altri, il dialogo che è l’unica strada per vivere in maniera costruttiva il conflitto e uscirne avendo imparato qualcosa. Vorrei che si ricordassero che noi genitori siamo qualcosa di diverso da loro, che con noi devono avere un atteggiamento di condivisione di intenti e collaborazione, anche di complicità. Mai di compiacimento o subalternità, mai arroganza o superiorità.

Vorrei che le istituzioni ricordassero il loro ruolo di garanti dei diritti di tutti, di servi dello Stato, di progettato ed esecutori di politiche a lungo termine, volte allo sviluppo e all’evoluzione della nostra società. Vorrei che noi cittadini sentissimo di nuovo sulle nostre spalle il ruolo di costruttori di una comunità solidale, equa, rispettosa degli altri, regolata dai diritti e non dalla furbizia.

Se alzandoci la mattina avessimo la parola “ruolo” scritta in fronte, tatuata nella nostra coscienza andremmo per il mondo consapevoli della nostra responsabilità, capaci di collegare pensiero e azione, presenti a noi stessi e utili al mondo. E staremmo tutti meglio, perché giocheremmo il gioco di società in cui siamo immersi seguendo delle regole condivise, pensate affinché il gioco sia divertente, utile, proficuo. Non rispettare il proprio ruolo è come giocare senza rispettare le regole, barare e buttare all’aria il tabellone. E il gioco diventa un incubo.