amore di mamma

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Diego sta studiando la preistoria: big bang, pangea, era arcaica, meteoriti, piogge interminabili lo affascinano e fanno nascere in lui nuove domande. Soprattutto sente il bisogno di padroneggiare l’idea del tempo, così lontano da risultare irreale, così esteso che la sua (e anche mia) immaginazione non riesce ad abbracciarlo tutto.

Questo fine settimana deve studiare i dinosauri, carnivori ed erbivori, grandi e piccoli. Legge ad alta voce la pagina del libro, mentre io cucino.

– “Iguanodonte. Fu uno dei primi dinosauri a essere scoperti, i primi ritrovamenti risalgono al …” Mamma, tu quando sei nata? –

– Nel 1975 –

– Allora eri già nata! –

– No Diego, sono vecchia, ma non così tanto –

– Ma non quando esisteva l’iguanodonte, quando l’hanno ritrovato “i primi ritrovamenti risalgono al 1822” –

Il bambino è confuso sulle date, meglio insistere per fargli capire il concetto di linea del tempo.

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di miti greci e percy jackson

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Si sa che l’educazione dei figli porta delle sfide sempre avvincenti e spesso la scoperta di talenti che pensavamo di non avere. Ad esempio ho creato vestiti di carnevale che fossero più elaborati di una mascherina di carta davanti agli occhi e ho cucinato torte per le feste di compleanno (ma raramente perché più spesso le fa mia sorella che è decisamente più brava di me). Ma la sfida più difficile e per me la più importante, quella che continuo a raccogliere, è quella di far capire ai miei figli che la conoscenza e la cultura sono la vera felicità nella vita.

Le prime settimane della terza elementare sono state uno scontro continuo tra me e il piccolo, per capire come funziona il metodo scientifico, conoscere la teoria della deriva dei continenti, inventare le legende di ipotetiche carte tematiche sulla quantità di scuole in ciascuna regione italiana. È uno sforzo che sostengo quasi ogni giorno, su materie diverse, cercando di far cogliere le analogie tra una materia e un’altra, facendo collegamenti con la sua vita quotidiana, con le sue esperienze (“Diego ti ricordi il confine tra la Bosnia e la Croazia questa estate?” “Si, era dove c’era la casetta dei poliziotti” “Ma a parte quella casetta tu vedevi altri segni, c’era un muro? una recinzione?” “… no” “Ecco la carta politica evidenzia dei confini che sono stabiliti dagli Stati ma che poi non trovi sul territorio, perché il bosco è tutto uguale, anche se da una parte è Bosnia e dall’altra Croazia). È uno sforzo che come risultato visibile da delle domande a cui non so rispondere (“mamma, io voglio sapere quanto dobbiamo andare indietro nel tempo, partendo da oggi, per arrivare a quando si è formata la Terra” “Diego, non sono sicura della risposta, magari chiedi alla maestra”), ma d’altronde queste sono le domande migliori: quelle che ti spingono a cercare le risposte attraverso nuove conoscenze.

Ieri ho aiutato Lucia a studiare epica, argomento i miti: quelli della creazione, del diluvio, della metamorfosi e degli eroi. E mentre approfondivamo i testi, dalla Genesi alla storia di Gilgamesh, da Prometeo e il Minotauro a Perseo e Medusa, interrompevo sempre la lettura per farle notare che autori diversi, di epoche diverse usavano quasi le stesse parole in certe fasi del racconto; per dirle che i supereroi di Stan Lee riprendevano gli eroi greci e romani, quelli che si ritrovavano con poteri soprannaturali loro malgrado e sfidavano gli dei per cambiare la vita degli uomini. Non le ho detto che il labirinto del Minotauro secondo me ha qualcosa in comune con il labirinto dell’Overlook Hotel di Shining perché non avrebbe capito il riferimento, ma l’ho pensato e mi sono sentita illuminata come se in quel momento si fosse aperto un circuito mentale.

Dovevo uscire con la mia amica ieri sera e invece sono rimasta a casa a far ripetere epica a Lucia. Ma sentivo l’urgenza, proprio ieri sera, di compiere quello sforzo per far capire ai miei ragazzi che ciò che studiano a scuola è una porta aperta sul mondo di oggi e una bussola per capire quello di domani, che conoscere i miti o la deriva dei continenti renderà i film di Percy Jackson o l’Era glaciale ancora più avvincenti, che la cultura è tutta uguale, non c’è quella alta e quella bassa, c’è solo la conoscenza e la fame mai saziata di scoprirla.

– Quindi dici che il successo di saghe e film come quelli dei supereroi derivano dal fatto che si rifanno ai miti del passato? – dice Flavio a tavola.

Certo, perché dobbiamo renderci conto che non ci inventiamo quasi mai nulla di nuovo, ma riscriviamo con nuovi linguaggi sempre la stessa storia. Perché sempre le stesse sono le domande, che si viva in una caverna scaldati dal fuoco o si abbia in mano uno smartphone e si viaggi su un’auto elettrica.

ma poi perché

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Esistono le giornate storte, quelle in cui tutto potrebbe proseguire sereno e magari anche felice e invece una tessera per volta inizia a oscillare, ad appoggiarsi pericolosamente a quella dopo e poi a quella dopo ancora e poi è un unico crollo, un movimento armonico nel suo precipitare. Ci sono quelle giornate in cui raccogli il contrario di quello che hai seminato: non rispetto degli orari e dei patti, distrazione e incuria nel fare i compiti, dimenticanze continue, un po’ di superficialità e sfuggevolezza nei rapporti. E ti chiedi: e che cazzo, ma poi perché?

Ma poi perché devo sentirmi sempre responsabile degli insuccessi e quasi mai dei successi dei figli? Se loro sbagliano un compito quanto meno non li ho seguiti abbastanza nello studio, se prendono un voto bello sono brillanti.

Ma poi perché se li metto in castigo e li mando a dormire quando normalmente non abbiamo ancora iniziato a cenare, loro dormono tutta la notte tranquilli e io, dopo una serata di nervosismo in solitaria, mi sveglio alle 6 del mattino?

Ma poi perché litigo prima di uscire di casa e mentre io cerco di cancellare il cattivo umore per dedicarmi a un lavoro che dovrebbe mettermi di buon umore, l’altra parte del litigio vive sereno e pacifico come se nulla fosse successo?

Ma poi perché c’è chi a domande collettive pensa di dover rispondere in prima persona e altri invece sembrano ricoperti di grasso di foca e si fanno scivolare addosso le cose, si mimetizzano nell’ambiente, si nascondono che neanche da piccoli giocando a nascondino, dimostrando una capacità di evitare gli incarichi degna di una medaglia olimpica?

Oggi è un altro giorno, parto di cattivo umore, così almeno sono già pronta.

multi genitore

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Questo weekend ho fatto i compiti.

Ho interrogato di latino il grande (“chiedimi la forma attiva mamma, la so”: dopo due domande era chiaro che non la sapesse a sufficienza. “Studia ancora, non la sai”). Oggi avrei dovuto interrogarlo sulla forma passiva, ma sostiene di saperla, vedremo.

Ho fatto ricopiare al piccolo un esercizio con errori di italiano che non riesco neanche a concepire (domanda “Ti è mai capitato di essere escluso?” Risposta “si, mie capitato”) e soprattutto non so come insegnare ad evitarli. L’ho interrogato di scienze e, come nelle precedenti due esperienze, ho cercato di evitare la ripetizione a pappagallo delle parole esatte del libro.

Ho aiutato a dare una forma più corretta al testo di italiano della media in cui descriveva il suo peluche preferito (“Pi ha subito molte operazioni”) e devo ammettere che, a parte qualche dubbio sulla costruzione del discorso, il racconto mi ha piacevolmente stupito per l’ironia in cui riconosco la pazzerella che lo ha scritto.

Vedo genitori di figli unici concentrati sulla prole con una dedizione e un affaticamento che non posso provare, perché proprio mi mancano le condizioni necessarie. Io il sabato mattina, con tre tavoli diversi su cui stanno facendo i compiti, mi sento come un ferroviere che gestisce gli scambi di una stazione piena di binari. E questa sensazione si ripete identica quando bisogna far quadrare gli accompagnamenti ai vari sport e impegni di ciascuno di loro tre.

E dire che l’altra mattina, tornando dall’accompagnamento a scuola, ho visto una donna con diversi bambini intorno. Ci ho messo un po’ a contarli: due in un passeggino doppio, due attaccati ai lati del passeggino, altri due un paio di metri indietro, con il grembiule e le cartelle per la scuola elementare. Totale 6 minorenni. Erano in ritardo per la scuola , ma come biasimarla?

gallea democratico

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Ieri sera, ore 21, Jacopo cena da solo dopo allenamento; io e suo papà siamo seduti a tavola con lui anche se abbiamo già mangiato.

– In classe abbiamo deciso che, quando ce l’avremo, il rappresentante di classe avrà il compito di scrivere su un’agenda tutti i compiti e a fine settimana manderà sul gruppo whatsapp della classe le foto di tutta la settimana successiva –

Già dopo pranzo avevo avuto un piccolo momento di gioia.

– Stamattina mi hanno dato un volantino di una manifestazione il 30 settembre, contro il razzismo –

Tra le cose belle che la scuola superiore ci porta in casa c’è la democrazia, l’esercizio diretto di questa meravigliosa forma di convivenza che richiede ascolto, dialogo, condivisione, scontro, responsabilità, scelta, delega e a volte compromesso.

Il dopo pranzo l’ho passato a illustrare a Jacopo le tre regole degli scioperi: 1. si fanno gli scioperi di cui si condivide l’argomento, ad esempio lo sciopero contro il razzismo; 2. si fanno gli scioperi di cui si condivide l’argomento e gli strumenti per portarlo avanti, ad esempio lo sciopero contro il razzismo che prevede un girotondo multietnico intorno alla sede di casa pound, non uno sciopero contro il razzismo che prevede il lancio di uova e fumogeni verso la sede di casa pound; 3. gli scioperi prevedono sempre una manifestazione, quindi se si fa sciopero si va alla manifestazione, altrimenti si entra a scuola. In un momento di lucidità da madre ho detto anche che bisogna considerare quali lezioni e momenti si perdono a scuola, ma questa è una postilla che probabilmente farò fatica a ricordare.

La cena è stata una sequela di domande e risposte su come funzionano le assemblee studentesche, le elezioni, le liste dei candidati, il ruolo del rappresentante di classe e di istituto, la campagna elettorale e i collettivi studenteschi (posti in cui, per alleggerire un po’ l’argomento, ho aggiunto che si trovano fidanzate e fidanzati).

– Quindi tra qualche settimana darò il mio primo voto nullo! – è la risposta (credo ironica) del liceale, futuro elettore.

Nonno, Gallea Democratico, fulminalo adesso, inceneriscilo sulla sedia con le carote a metà strada tra la forchetta e la bocca. Altrimenti lo faccio io.

è tutta vostra la scuola

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Le cartelle sono pronte, i pennarelli e le matite etichettate. Il diario non lo avete perché io mi sono dimenticata di portare la ricevuta del pagamento in segreteria. I quaderni sono tutti nuovi, i libri dei compiti hanno ancora qualche pagina con i segni della vacanza: una pagina spiegazzata, l’altra gonfia di umidità.

Oggi si va a scuola e nella foto di famiglia ci sarà un solo grembiule azzurro. Oggi si va in terza elementare, prima media e prima liceo, con tre orari diversi di inizio e di fine giornata (spero che non faremo errori nell’accompagnarvi).

Buon nuovo anno di scuola ragazzi, ai miei e agli altri. Affrontatelo con entusiasmo e passione, indipendenza di pensiero e autonomia, disobbedienza e responsabilità, protagonismo e curiosità. Accostatevi alle materie con mente sgombra e intelligenza brillante, ai compagni con rispetto per i loro pensieri e la loro storia, agli adulti che vi accompagnano con onestà e disponibilità a crescere insieme.

Non è niente la scuola senza di voi, sono solo muri scrostati e banchi scheggiati, piastrelle del bagno scritte e palestre con reti da pallavolo cadenti. Potrà essere tutto la scuola con il vostro impegno, le vostre idee, la vostra vita: laboratorio di nuove possibilità, famiglia felice, esercizio di democrazia, comunità e società civile.

È tutta vostra la scuola, non sprecate questa possibilità. Fareste del male a voi e a noi. Che stiamo fuori dalla porta e vi guardiamo crescere.

si, va bene

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– Mamma, un giorno di settembre possono venire i miei amici a fare l’asta del fantacalcio a casa nostra? –

Eravamo a Reijka, dopo un viaggio di 9 ore, iniziavamo la vacanza e avevamo appena comprato il necessario per la colazione del giorno dopo. Eravamo allegri, mediamente abbronzati, chiacchieroni con gli amici compagni di viaggio.

– Si, va bene – ho risposto, forse non completamente consapevole.

Passano i giorni, la vacanza continua e io mi distraggo.

– Mamma, abbiamo pensato di vederci il 5 settembre, a che ora dico di venire? Alle 10 va bene? –

Eravamo a Sarajevo, stavamo per uscire per andare a scoprire la città, avevo una macchina fotografica carica nello zaino e molta curiosità per un posto nuovo.

– Si, va bene – ho risposto con la leggerezza che ha colei a cui il primo figlio sta dicendo che tra 5 anni presumibilmente dovrà informarsi circa la data dei test d’ingresso all’università.

Siamo tornati a casa, abbiamo salutato Reijka, Sarajevo e molti altri posti e il 5 settembre è arrivato. E alle 10 spaccate il campanello ha suonato due volte e in casa sono entrati 4 ragazzi di 14 anni, che mi salutano più o meno timidi (qualcuno mi vede a ogni partita di basket, altri non mi hanno mai incrociato) e prendono possesso del tavolo del soggiorno.

Ho assistito, da dietro la porta a vetri della cucina (chiusa da me per non essere rintronata dalle loro chiacchiere), a una contrattazione del calciomercato, con tanto di videochiamata dell’amico fuori Torino: <<A. lo vuoi Donnarumma?>>  chiede uno dei presenti, <<No, non lo voglio>> sento rispondere A. con la voce gracchiante del telefono e, sarà che non lo vedo nello schermo del cellulare, ma me lo immagino “fluttuante” su una poltrona gonfiabile a forma di unicorno in una piscina all’aperto, con un cocktail dai colori improbabili in mano e una catena d’oro al collo più grande di lui. Sono comparse sul tavolo le calcolatrici anni 80 con cui io e Flavio abbiamo affrontato 5 anni di liceo, per gestire gli acquisti sulla base dei soldi che avevano a disposizione, fogli vari, schemi scritti a matita.

Come ogni contrattazione che si rispetti, il tutto si è concluso con un pranzo dal kebabbaro (il quinto pasto consecutivo che mio figlio fa fuori casa, ma se li sta pagando lui e a 14 anni si ha uno stomaco capace di digerire le pietre, quindi direi che la questione non mi riguarda) e sul tavolo del soggiorno sono rimasti gli appunti sparsi.

– Mamma, a gennaio dovremo incontrarci di nuovo per il calciomercato invernale –

– Si, va bene – ho risposto di nuovo, perché in fondo mi fanno veramente morire dal ridere i 14enni che frequentano casa mia nell’ultima settimana di vacanza prima dell’inizio della scuola superiore.